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La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina, “Rivista Italiana di Numismatica” 109 (2008), pp. 235-268, pls. I-II (ISSN 1126-8700). more

RIN 109 (2008) pp.235 -268 ` ANTONINO CRISA LA MONETAZIONE DI TINDARI ROMANA CON SEGNI DI VALORE E LEGENDE IN LINGUA LATINA Abstract During the Roman republic, particularly in the period between the second punic war (218-201 b.C.) to the immediate aftermath of the foundation of Colonia Augusta (21 b.C.), the Sicilian town of Tyndaris minted coins bearing marks of values and Latin legends. This paper analyses these issues and the related bibliography. The coinage of Tyndaris is divided into three groups, although the attribution of some of these coins to the Tyndaris mint is not always certain. Introduzione (1) Il panorama bibliografico concernente la monetazione di Tyndaris, anti` ca citta archeologicamente identificata nell’attuale Tindari (frazione di Patti), situata a circa 60 km ad ovest di Messina, appare piuttosto esiguo e necessita certamente di aggiornamenti o immancabilmente della realizzazione ex novo ` di studi tematici, per consentire una piu approfondita conoscenza dell’argomento. Con il presente contributo si vogliono esaminare le serie monetali con (1) Ringrazio sentitamente il prof. Adriano Savio, docente di Numismatica Antica ` presso l’Universita degli Studi di Milano e direttore della Rivista Italiana di Numismatica, per avermi concesso di pubblicare questo mio studio tindaritano. Sono grato alla dott.ssa V. Perrotta per il supporto nella ricerca di due articoli di numismatica siciliana. 236 ` Antonino Crisa ` simboli di valore e legende in lingua latina, emesse da Tyndaris in eta repub` blicana tra il III e il I sec. a.C., anche se l’attribuzione a questa zecca non e ` stata sempre accettata dagli studiosi, quando, e bene precisare, non era stata ancora realizzata una ricerca, che trattasse di questo argomento in maniera organica e complessiva. ` Metodologicamente questo studio si e concretizzato a seguito di un’analisi dei dati bibliografici inerenti la numismatica tindaritana. Essi debbono essere necessariamente ricavati dalle sillogi e raccolte di monete siciliane, quali soprattutto il Corpus Nummorum Siculorum e il Roman Provincial Coinage, da alcuni saggi recenti e dai cataloghi d’asta, da utilizzarsi soltanto per l’acquisizione di dati ponderali, nel caso in cui essi siano stati resi noti. Inoltre sono presentati in questa sede due esemplari inediti (da collezioni private) della serie dei Dioscuri accollati / delfino guizzante, dei quali si registra il peso e il modulo. Il contributo offre un’iniziale introduzione storica su Tyndaris repubbli` cana fino alla deduzione coloniale ad opera di Augusto. Successivamente e esaminata ciascuna serie monetale, seguendo un regolare schema d’analisi, costituito da una sezione descrittiva, comprendente un elenco delle vendite d’asta e delle voci bibliografiche, dopo le quali segue una parte finale dedicata all’inquadramento storico e numismatico della serie, senza tralasciare le numerose problematiche derivate dalle differenti attribuzioni proposte dagli studiosi. Al termine della disamina di tutte le serie sono presentate le conclusioni, la bibliografia generale e le tavole. Tindari nobilissima civitas tra III e I sec. a.C. (figg. 1-2) All’alba della prima guerra punica (264-241 a.C.) i cittadini di Tyndaris, colonia fondata da Dionisio I nel 396 a.C. per ragioni prettamente stra` tegiche (2), scelsero di allearsi con Ierone II, il quale attuo una politica filocartaginese. I Punici occuparono militarmente Mylae, Abacaenum e Tyndaris, dalla quale asportarono la statua di Hermes, dopo aver trasferito a Lilybaeum alcuni nobili cittadini, presi come ostaggi. Un primo intervento della flotta (2) Diod. XIV 78, 5-6: si tratta dell’unica fonte antica che descrive la fondazione di Tindari, messa in atto da Dionisio I allo scopo di strappare territori alla sicula Abakainon e di scongiurare un eventuale attacco dei Punici da occidente; HOLM 1901, I, pp. 261-262; BER` NABO BREA, FALLICO 1966, p. 865; FINLEY 1979, p. 98; GABBA, VALLET 1980-1992, I 3, p. 695; ` COARELLI, TORELLI 2000, pp. 384-385; MUSTI 2005, pp. 141-143; SPIGO 2005, p. 15; CRISA 2006, pp. 36-39: si vedano queste pagine per un dettagliato resoconto sulla storia di Tindari tra IV e III sec. a.C. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 237 romana, risoltosi senza un vero e proprio scontro, si ebbe nel 258 a.C., quando alcune navi dirette a Lipara non riuscirono ad intercettare le imbarcazioni nemiche dei Cartaginesi, collocatesi alle spalle del promontorio tindaritano. Nel 256 a.C. la battaglia navale tra la flotta romana di Gaio Attilio Regolo e ` quella di Amilcare non sembro concludersi con la schiacciante vittoria dell’u` no o dell’altro schieramento, ma ugualmente consentı ai Romani di ottenere un certo vantaggio militare. Pochissimi anni dopo nel 254 a.C. Tindari di` venne una citta decumana, costretta a versare a Roma la decima parte del raccolto annuale e a donare una corona d’oro al santuario di Venere presso Erice (3). La storia repubblicana di Tindari, antecedente alle sanguinose guerre ci` vili tra Ottaviano e Sesto Pompeo, e ricostruibile soprattutto grazie all’Oratio ` in Verrem di Cicerone, difensore di alcune citta siciliane vittime dei soprusi di Verre, pretore della provincia insulare tra il 71 e il 69 a.C. L’oratore de` scrisse il foro di Tindari, luogo che forse visito, come uno spazio pubblico bordato da lunghe porticus, tipici elementi urbanistico-architettonici delle ` citta ellenistiche; la piazza era inoltre abbellita al centro dalle statue equestri dei Marcelli. Qui si svolse la vicenda di Sopatro, proagora di Tindari, denudato ed umiliato da Verre; in cambio della sua liberazione i cittadini furono costretti a consegnare al pretore la statua di Hermes, da quel momento definitivamente dispersa (4). ` Completata la descrizione delle fonti storiche, e bene menzionare le testimonianze archeologiche di Tindari nel periodo repubblicano. Il teatro greco, appoggiato sul fianco della collina lungo il decumanus superiore e dotato ` di undici cunei, ha restituito da alcuni livelli del koilon (cavea) materiale ceramico della fine del IV e degli inizi del III sec. a.C., anche se la costruzione della scena risalirebbe agli anni immediatamente successivi alla prima guerra (3) Diod. XXIII 18, 5: i Cartaginesi trasferirono alcuni ostaggi tindaritani a Lilibeo e ` saccheggiarono la statua di Hermes; Zon. VIII 12: nel 258 a.C. la flotta cartaginese sfuggı ai Romani, nascondendosi dietro Capo Tindari; Pol. I 25, 1-5: battaglia navale del 256 a.C.; ` Diod. XXIII 18, 5: nel 254 a.C. Tyndaris si consegno ai Romani; Cic. Verr. II 4, 84: la cittadinanza ottenne nuovamente la statua di culto, recuperata in Africa da Scipione, il quale volle offrire la sua riconoscenza per i servizi militari prestati da alcuni tindaritani nel suo esercito; Cic. Verr. II 3, 103, 172: status di civitas decumana; Cic. Verr. II 5, 124: i cittadini di ` Tyndaris si annoveravano tra le diciassette comunita che consegnavano la corona d’oro al san` tuario di Venere presso Eryx; BERNABO BREA, FALLICO 1966, p. 865; MANGANARO 1972, p. 448: a proposito dell’offerta al santuario di Venere Ericina; GABBA, VALLET 1980-1992, I 3, p. 695; COARELLI, TORELLI 2000, p. 385; CARROCCIO 2004a, p. 218: alcune riflessioni sulla restituzione ` della statua di Hermes ai cittadini di Tindari; SPIGO 2005, p. 16; CRISA 2006, p. 39. ` (4) Cic. Verr. II 4, 84-92; HOLM 1901, III, pp. 310-311; SPIGO 2005, pp. 16-17; CRISA 2006, p. 39. 238 ` Antonino Crisa punica; alcuni frammenti di presigillata e terra sigillata potrebbero provare alcuni interventi nel I sec. a.C (5). Anche l’edilizia domestica repubblicana di Tindari presenta alcune interessanti testimonianze, ovvero la Casa B e la Casa C dell’insula IV (fig. 2), il quartiere abitativo compreso entro i cardines D-E e i decumani mediano e superiore. Si tratta di due dimore private, le quali presentano un apparato decorativo di buon livello, costituito da elementi mobili e da pavimenti, certamente probanti lo status sociale elevato dei proprietari (6). ` A tal proposito, al fine di tracciare un piu preciso quadro descrittivo del` ` ` la societa tindaritana d’eta repubblicana, e bene ricordare gli incresciosi ladrocini perpetuati da Verre ai danni di alcuni cittadini della nobilissima civi` tas, uomini certamente benestanti e facoltosi, piu precisamente Cratippo, ` Eschilo, Trasone, e Cn. Pompeius. Quest’ultimo personaggio era piu propenso a servirsi di un nome latino, dopo aver abbandonato il suo vecchio nome ` greco Filone (sul significato di questa scelta si insistera a breve); quest’ultimo ` subı le angherie del pretore apud villam in Tyndaritano, probabilmente una sua ricca residenza extraurbana nei dintorni della colonia dionigiana (7). Considerate dunque le fonti archeologiche e storiche, risulta abbastanza ` verosimile ritenere che l’antica Tyndaris d’eta repubblicana, almeno nel pe` ` riodo compreso tra la seconda meta del III sec. e la prima meta del I sec. ` a.C., abbia vissuto un periodo di prosperita e ricchezza, probabilmente interrotto dalle guerre civili (8). Sesto Pompeo ed Ottaviano a Tindari ` ` La citta di Tyndaris, a causa del suo rilevantissimo ruolo strategico, gia assunto fin dai primordi della sua esistenza e poi ribadito durante la prima guerra punica, fu nuovamente coinvolta in eventi bellici dopo quasi duecento anni di pace, divenendo teatro di guerra durante gli scontri tra Ottaviano e ` il ribelle Sesto Pompeo (42-36 a.C.). Quest’ultimo organizzo la resistenza (5) SPIGO 2005, pp. 59-64. (6) SPIGO 2005, pp. 42-54. ` (7) Cic. Verr. II 4, 29: Verre si approprio impunemente della phalera (‘‘bordatura per cavalli’’) di Cratippo; Cic. Verr. II 4, 48: in questo passo sono menzionati Eschilo (derubato di una patera, ‘‘coppa’’), Trasone (privato di una patella, ‘‘piatto’’) e Filone (Cn. Pompeius), il ` quale invito Verre presso una sua residenza nei dintorni di Tindari; PAOLETTI 2003, pp. 1008, 1010-1011; LAZZERETTI 2004, p. 271, nota 40, pp. 297, 301-303. ` (8) LA TORRE 2004, pp. 118, 129, 142-143: si puo pienamente accettare questa recente ricostruzione storico-archeologica riguardante Tindari repubblicana. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 239 ` militare, assoggettando alcune citta della Sicilia, tra le quali spiccava Tindari, piazzaforte ben protetta da una cinta muraria e soprattutto ottima base navale, probabilmente dotata di un porto (9). Di certo non casualmente lo sto` ` rico Appiano con grande capacita di sintesi definı Tyndaris ‘‘ricca per abbondanza di vettovagliamenti, e notevolmente adatta alla guerra marittima’’ (10). ` ` La conquista della Sicilia ad opera di Sesto Pompeo e stata piu volte oggetto di studio e di interpretazioni a volte discordanti. Generalmente questo ` momento non e ritenuto dagli storici prospero ed economicamente favorevole, trattandosi pur sempre di un’occupazione militare. Al contrario la ricostruzione di Stone ha rivelato un’economia isolana attiva soprattutto nel ´ commercio. La questione rimane comunque aperta, almeno finche non si troveranno conferme attraverso una revisione completa ed un’analisi capillare dei dati archeologici relativi a questo periodo (11). Verosimilmente i cittadini di Tindari furono vicini alla causa pompeia` na. L’unico indizio a riguardo e nascosto nel nome di Cn. Pompeius, quel tindaritano Philo qui fuit, secondo quanto affermato da Cicerone. La scelta di mutare Philo (Ui* kxm), un nome a tutti gli effetti greco, nel latino Cn. ` Pompeius, cosı esplicitamente ‘‘politico’’, rimane pur sempre un indizio del` l’appoggio di Tindari alla causa di Sesto Pompeo. Tuttavia questo episodio e testimoniato in un periodo antecedente alle guerre civili; si tratterrebbe dunque di una sorta di tradizione pro Gneo Pompeo (padre di Sesto), affermatasi nel periodo di Verre e mantenuta fino alle guerre civili (12). Ritornando alle vicende storiche, il possente esercito di Ottaviano, coa` ` diuvato dal fedelissimo generale Agrippa, si accampo nei pressi della citta, mettendo in atto un primo fallimentare attacco contro il nemico (13). Poco propenso allo scontro frontale Sesto Pompeo intraprese la guerriglia, molestando le truppe del futuro Augusto. Effettivamente il ribelle non avrebbe potuto sostenere una battaglia diretta con le forze numericamente superiori di Ottaviano, il quale d’altra parte temporeggiava, temendo forse la posizione ` (9) Cic. Verr. II 5, 86, 108: la citta offriva a Roma una navis Tyndaritana; il capitano era Aristeo, figlio di Desione; SPIGO 2005, pp. 38-41, per le mura di Tindari. \ * + \ + (10) App. V, 116: >Aqsi de Acqi* ppa| Stmdaqi* da eikguei, sqouxm lersom, jai+ & \ \ * * > etutx| e| pokelom ej sg| hakarrg| evom. & \ & (11) MARTINI 1988, p. 79: ‘‘la Sicilia pompeiana non attraversava una florida situazione economica’’; STONE 2002, pp. 135-164: come criticato da Wilson, la ricostruzione di Stone sembra quasi interamente impostata sulla disamina dei dati archeologici e storici del sito di Morgantina. (12) COARELLI, TORELLI 2000, p. 386; SPIGO 2005, p. 17. (13) Dio. XLVIII, 17, 5: le truppe di Ottaviano sbarcarono nei dintorni di Tindari; App. V 109, 116: l’esercito si componeva di 21 legioni, 25.000 cavalieri, dei quali 5.000 leggeri. 240 ` Antonino Crisa assai vantaggiosa del nemico. Secondo la testimonianza di Cassio Dione la situazione si risolse nel settembre del 36 a.C. durante la grande battaglia na` vale di Nauloco; in particolare Agrippa conquisto Mylae e Tyndaris, dopo aver sconfitto la flotta nemica nei pressi di Lipari (14). Dopo le devastazioni finali delle guerre civili e probabilmente tra il 21 e ` ` il 20 a.C. Ottaviano nomino la citta Colonia Augusta Tyndaritanorum, come ` e attestato da alcune prove epigrafiche e numismatiche (15). Da questo mo` mento Tindari intraprese la lunga fase d’eta imperiale e poi bizantina, fino alla distruzione finale, avvenuta nell’anno 836 ad opera delle truppe arabe ˆ di Al Fadl ibn Ya’ qub (16). Serie n. 1: i pilei dei Dioscuri e il segno XI (figg. 3, 11-13) Tyndaris Æ, 211-205 a.C. (17) uncia (onciale, quasi onciale o semionciale) (18) | 0,90-2,60 g (19) | Ø 1314 mm ` D/ Pilei dei Dioscuri con due astri sulla sommita; nel campo XII; contorno perlinato. R/ Astro ad otto raggi; nel campo ST-M-D-A-Q-IS-A-M; contorno a linea continua. = * \ * * * + (14) Dio. XLIX, 6, 7; XLIX, 7, 4: o se caq Acqi* ppa| sose lem mijgra| sgm ma\ * \ \ * * * * + tlavi* am pqo| sgm kipaqam amepketre, [...] epeqaixhg e| sgm Rijeki* am jai+ jasa* * * + * * > kabxm sa| se Ltka| jai+ sgm Stmdaqi* da ri& som se ruiri jai+ rsqasixsa| epelwe; GABBA 1977, pp. 389-392: una sintetica analisi dei risvolti politici e propagandistici della battaglia di Nauloco; FINLEY 1979, pp. 169-171: un resoconto complessivo delle guerre civili tra Sesto Pompeo ed Ottaviano. (15) CIL II, nn. 7474-7476, 7478; MANGANARO 1972, p. 458; FINLEY 1979, p. 173. ` (16) COARELLI, TORELLI 2000, p. 386; SPIGO 2005, p. 18; CRISA 2006, p. 40. (17) TROPEA 1901, p. 175: ‘‘254-210 [a.C.]’’; HEAD 1911, p. 190: circ. B.C. 254-210; GABRICI 1927, p. 104: ‘‘dal 212 a.Cr. fino allo impero di Augusto‘‘, p. 194: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 82, n. 23: ‘‘380-254 a.C.‘‘; CAMPANA 2001, p. 78, n. 26: ‘‘dopo 200 a.C.’’; CARROCCIO 2004a, p. 93, n. 6 Tyndaris, p. 153, n. 6 Tyndaris: ‘‘211-205 a.C.’’; CARROCCIO 2004b, p. 285: ‘‘211-205 a.C.’’. (18) CACCAMO CALTABIANO 1997, p. 51, nota 59: ‘‘Tyndaris con pilei / astro XI di nor` ma piu che onciale’’; CACCAMO CALTABIANO 2000, p. 213, nota 44: ‘‘standard sestantale ridotto e onciale’’; CAMPANA 2001, p. 78, n. 26: ‘‘uncia unciale-semiunciale?’’; CARROCCIO 2004a, p. 153, n. 6 Tyndaris, p. 214, n. 6 Tyndaris: ‘‘onciale/semionciale‘‘; CARROCCIO 2004b, p. 285: ‘‘fase onciale’’. ` (19) Si indichera per ciascuna serie studiata in questa sede il peso, compreso tra la cifra minore e quella maggiore di tutte le misurazioni documentate dalla bibliografia e dai cataloghi d’asta. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 241 Vendite d’asta: 1) Asta Ratto, 26 aprile 1909, n. 1392 (13 mm). ¨ 2) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 132), 27 novembre 2006, n. 66 (1,76 g; 14 mm). 3) Centauro casa d’aste (asta 2), 18 maggio ¨ 2007, n. 26 (1,66 g). 4) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 135), 21 maggio 2007, n. 92 (1,75 g; 14 mm). Bibliografia: DUHN 1876, p. 32, n. 21; TROPEA 1901, p. 175, nn. 14-15 (1,50-1,60 g); HEAD 1911, p. 190; GABRICI 1927, pp. 104 (1,98, 2,06, 2,59 g), 194, n. 51 (2,06 g; 13 mm), tav. X, n. 7; FORRER, p. 370, n. 1762 (1,91 g; 13 mm), tav. 68, n. 1762; MCCLEAN, p. 357, n. 3023, ` p. 109, fig. n. 13 (1,98 g; 13,5 mm); MINI, p. 445, n. 28a (1,98, 2,59 g); CNS, I, p. 82, n. 23; CACCAMO CALTABIANO 1997, pp. 48-49, nota 45, p. 51, nota 59; CACCAMO CALTABIANO 2000, p. 213, nota 44; CAMPANA 2001, p. 78, n. 26 (1,86 g); CARROCCIO 2004a, p. 93, n. 6 Tyndaris (0,90-2,59 g), p. 153, n. 6 Tyndaris (0,90-2,60 g), pp. 160, 214, n. 6 Tyndaris (0,9-2,6 g), p. 217; CARROCCIO 2004b, p. 285. Questa serie monetale reca sul dritto i pilei dei Dioscuri, a loro volta sormontati da due astri. Riguardo al culto dei Dioscuri a Tindari e all’evo` ` luzione iconografica dei tipi inerenti ai gemelli fino all’eta imperiale si e am20 piamente discusso in altra sede ( ). Per questa moneta si deve comunque precisare la triplice rappresentazione (dato numericamente molto rilevante) per ‘‘via indiretta’’ dei gemelli, la quale si esplica sia nella doppia raffigurazione dei pilei e delle stelle sul dritto e sia nell’ampia stella ad otto raggi sul rovescio. Questi tre elementi alludono indirettamente ai Dioscuri. La stella del rovescio non risulta certamente un tipo nuovo sulle monete di Tin´ dari, poiche compare anche su una moneta del periodo greco (380-254 21 ` a.C.) ( ); l’elemento innovativo rispetto al precedente esemplare e invece la campitura degli spazi tra un raggio e l’altro, ottenuta con le lettere della ` legenda dell’etnico cittadino. Si deve rammentare che nella vicina citta sicula ellenizzata di Abakainon (Tripi) sono state emesse monete recanti un tipo di rovescio assai simile a quello tindaritano (fig. 11) (22). ` (20) CRISA 2006. (21) CNS, I, p. 79, n. 7. ` (22) Abakainon Æ, dopo il 241 a.C.: D/ Testa di divinita a destra; R/ Astro ad otto raggi, nel campo A-B-A-J-A-IM-I-M (1,64 g; 12 mm) (Classical Numismatic Group, Mail ` Bid Sale 60, 22 maggio 2002, lot n. 121) (fig. 11); MINI, p. 23, n. 5; CNS, I, p. 74, n. 7. Si deve accennare alla presenza dello stesso tipo con stella ad otto raggi su altre monete, emesse ` dalla stessa Abakainon dopo il 241 a.C. e con molta probabilita ispirate al modello iniziale di ´ Tyndaris, poiche proprio l’astro era il simbolo dei Dioscuri per eccellenza e la stessa colonia dionigiana forse deteneva il controllo territoriale fino al centro siculo nei dintorni di Tripi. 242 ` Antonino Crisa ` Enucleati gli aspetti meramente iconografici, e concessa qualche rifles` sione di carattere ponderale. In effetti il segno XI puo indicare l’appartenenza di questa serie ad uno standard onciale e conseguentemente circoscriver` ne la datazione agli ultimissimi anni del III sec. a.C. (211-205 a.C.) (23). Piu ` precisamente tale segno di valore non e in lingua latina, come sembrerebbe ` in apparenza, ma bensı reca una ‘‘X’’, da interpretare come l’iniziale della parola greca vakjot|, affiancata da ‘‘I’’, una semplice asta equivalente & ` ad un’unita (‘‘un chalkous’’). Trattandosi verosimilmente di un’emissione monetale connessa alle operazioni belliche siciliane della seconda guerra pu` nica (218-201 a.C.), come del resto e plausibile per le altre monete con segno di valore X, emesse da alcuni centri dell’area etnea (soprattutto Atina, ` Katane e Centuripae), essa puo presupporre un’equiparazione ponderale del` l’oncia siciliana all’oncia romana, conducendo cosı alla lettura finale di ‘‘1 ` ` chalkous=1 onkia=1/12 di litra’’ (24). Percio nella piu precoce applicazione 25 del cosiddetto ‘‘sistema «romano-siciliano»’’ ( ), avvenuta in Sicilia durante ` e a seguito della seconda guerra punica, si inserisce anche la citta di Tyndaris, il che indicativamente ivi conferma il successo del processo di romaniz` zazione, iniziato con la conquista del 254 a.C. e proseguito per tutta l’eta repubblicana. ` ` Come si e gia brevemente accennato, tali segni di valore sono presenti non soltanto sulle monete di Tyndaris, ma anche su esemplari emessi da altre ` ` citta siciliane, con ogni probabilita cronologicamente coevi alle emissioni tindaritane. In particolare vanno ricordate due monete, la prima di Centuripae ` ´ (fig. 12) (26) e la seconda di Kale Akte (fig. 13) (27), le quali recano sul rovescio (23) MANGANARO 1972, p. 454: l’autore accenna soltanto al nuovo standard onciale, introdotto in Sicilia dopo il 210 a.C., ma non sviluppa in tale sede l’argomento; CARROCCIO 2004a, p. 217. (24) CACCAMO CALTABIANO 1997, pp. 48-49, nota 45, p. 51, nota 60; CACCAMO CALTABIANO 2000, pp. 203-204; CACCAMO CALTABIANO 2004, pp. 56, 58; CARROCCIO 2004b, pp. 281-282. (25) CRAWFORD 1985, p. 115; CACCAMO CALTABIANO 1997, p. 40. (26) Centuripae Æ, dopo il 214 a.C.: D/ Testa di Eracle a destra; R/ Clava rivolta in basso, nel campo JEMSO-QIPIMXM e segno XI (2,35 g; 15 mm) (Numismatica Ars Clas` sica auction P, 12 maggio 2005, n. 1174) (fig. 12); MINI, p. 153, n. 11; CNS, III, p. 177, n. 9; CACCAMO CALTABIANO 1997, p. 49, nota 50; CACCAMO CALTABIANO 2000, p. 213, nota 42; CARROCCIO 2004a, p. 150, n. 2 Centuripae (1,4-3,1 g). ` ´ (27) Kale Akte Æ, 240-210 a.C.: D/ Testa di Dioniso a destra; R/ Grappolo d’uva, nel campo JAKA-JSIMXM e segno XI (2,15 g) (Dr. Busso Peus Nachfolger, Auktion 371, 24 ` aprile 2002, n. 44) (fig. 13); MINI, p. 110, n. 5; CNS, I, p. 129, n. 2; CACCAMO CALTABIANO 1997, p. 50, nota 54: l’autrice propone la nuova lettura XI, differente dal XL documentato da Calciati; CACCAMO CALTABIANO 2000, pp. 212-213, nota 40: idem; CARROCCIO 2004a, p. 150, n. 1 Calactae (1,9-5,14 g). La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 243 il medesimo segno XI, nonostante per la serie di Caronia siano state proposte ` piu ipotesi di lettura della legenda. Tra l’altro resta palese la notevole vicinanza iconografica della serie calactina a quella tindaritana con Dionisio sul dritto e grappolo d’uva sul rovescio, anche se quest’ultima presenta il segno II e non XI. Serie n. 2: Dionisio e il segno II (figg. 4, 14) Tyndaris Æ, 208-204 / 207-200 a.C. (28) sextans (onciale ridotto o semionciale) (29) | 1,8-3,1 g | Ø 14-16,5 mm D/ Testa di Dioniso a destra con corona di edera. R/ Grappolo d’uva; nel campo STMD-AQISAM e II. Vendite d’asta: 1) Numismatica Ars Classica (auction O), 13 maggio ¨ 2004, n. 1434 (2,35 g; 15 mm). 2) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 135), 21 maggio 2007, n. 90 (2,20 g; 14 mm). Bibliografia: DUHN 1876, pp. 31-32, n. 18; TROPEA 1901, p. 174, nn. 1-4 (2, 2,05, 2,20, 2,25 g); HEAD 1911, p. 190; GABRICI 1927, p. 104 (1,78, 1,90, 2,45, 2,48, 2,56, 2,68, 3,08 g), p. 194, n. 45 (3,08 g; 15 mm), tav. X, n. 3; SNG ANS, III, n. 1165, tav. 36, n. 1165 (2,19 g); ` MCCLEAN, p. 357, n. 3021, p. 109, fig. n. 11 (2,55 g; 16,5 mm); MINI, p. 445, n. 29 (1,78-3,08 g); POZZI, p. 77, n. 1394, tav. LVIII, n. 1394 (15 mm); CNS, I, p. 82, n. 24; CACCAMO CALTABIANO 1997, pp. 4849, nota 45; CAMPANA 2001, p. 77, n. 22 (2,40 g); CARROCCIO 2004a, p. 153, n. 14 Tyndaris (1,8-3,1 g), pp. 160, 208, n. 14 Tyndaris (1,83,1 g), p. 21. Il dritto di questa moneta presenta la figura di Dioniso, tipo unico sulla ` monetazione tindaritana, caratterizzata dalla presenza di diverse divinita del pantheon greco. Sul rovescio, oltre al grappolo d’uva perfettamente inerente ` alla divinita del dritto, compaiono due aste (II), le quali rappresentano la seconda attestazione di segni di valore sulla monetazione di Tindari romana. In (28) TROPEA 1901, p. 175: ‘‘344 [a.C.]’’; HEAD 1911, p. 190: circ. B.C. 254-210; GABRI1927, p. 104: ‘‘dal 212 a.Cr. fino allo impero di Augusto’’, p. 194: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 82, n. 24: ‘‘dopo il 214 a.C.’’; CAMPANA 2001, p. 77, n. 22: ‘‘dopo 200 a.C.’’; CARROCCIO 2004a, p. 153, n. 14 Tyndaris: ‘‘207-200 a.C.’’, p. 208, n. 14 Tyndaris: ‘‘208-204 a.C.’’. (29) POZZI, p. 77, n. 1394: hexans; CACCAMO CALTABIANO 1997, pp. 48-49, nota 45: ‘‘di fase onciale ridotta e semionciale ridotta’’; CAMPANA 2001, p. 77, n. 22: ‘‘sextans unciale-semiunciale?’’; CARROCCIO 2004a, p. 153, n. 14 Tyndaris, p. 208, n. 14 Tyndaris. CI 244 ` Antonino Crisa ` questo caso, come e stato riscontrato su alcune monete di Katane (fig. 14) (30), esse indicano esplicitamente il valore di hexas-sextans dell’esemplare. Dal punto di vista cronologico la moneta Dionisio/grappolo d’uva, datata recentemente da Carroccio agli anni 208-200 a.C., sembra essere stata emessa nello stesso periodo dell’esemplare pilei/astro ad otto raggi (serie n. 1), corrispondente dunque agli ultimi anni della seconda guerra punica o al periodo immediatamente successivo, confermando, grazie alla presenza del segno II, l’emissione da parte di Tyndaris di monete che adottavano standards ponderali romani. ` Certamente e bene ricordare che negli anni 212-211 a.C. fu riformato il sistema monetario romano, con l’introduzione del denario e con la riduzione sestantale dell’asse. Proprio la Sicilia, coinvolta suo malgrado nella seconda guerra punica, fu il terreno di prova per questa nuova riforma (31), attraverso una successione di provvedimenti che sembrano trovare applicazione anche su questi esemplari della monetazione di Tindari romana. Serie n. 3: C. Iulius Longus, duoviro (fig. 5) Tyndaris (?) Æ, 44-36 a.C. (?) (32) 6,04-10,03 g | Ø 20-21 mm D/ Pilei dei Dioscuri (in variante, sormontati da astri); nel campo CÁIVLIVS F. LONGVS II VIR (33) o C IVLIVS CF LONGVS II VIR (34). R/ Delfino guizzante a destra; nel campo EX DD. Vendite d’asta: 1) Dix Noonan Web Coin Site (auction), 14 marzo (30) Katane Æ, dopo il 210 a.C.: D/ Testa di Apollo a destra; R/ Iside stante a destra, ¨ nel campo JA-SA-MAIXM (2,43 g; 16 mm) (Munzen & Medaillen Deutschland GmbH, Auktion 16, 19 maggio 2005, n. 16) (fig. 14); CNS, III, p. 110, n. 24; CACCAMO CALTABIANO 1997, p. 49, nota 47. (31) CRAWFORD 1985, pp. 105, 115; SAVIO 2001, pp. 106-107; CACCAMO CALTABIANO 2004, p. 59. ¨ (32) DUHN 1876, p. 32, n. 22: aus romischer Zeit; CUNTZ 1906, p. 473: das allgemeine Munizipalrecht 44-36 v.Chr; GABRICI 1927, p. 194, nn. 53-56: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 83, n. 27: ‘‘dopo il 214 a.C.’’; MANGANARO 1988, pp. 12-13: ‘‘36/5 a.C.’’; RPC I, p. 174: the Triumviral period (44-36 a.C.). ` (33) DUHN 1876, p. 32, n. 22; CUNTZ 1906, p. 474; MINI, p. 445, n. 33; CNS, I, p. 83, n. 27. (34) GABRICI 1927, p. 194, n. 53: ‘‘C. IuliusC.f. LONGVS II vir’’; RPC I, pp. 173174, n. 649. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 245 ¨ 2007, n. 59 (7,71 g). 2) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 135), 21 maggio 2007, n. 463 (7,24 g; 20 mm). Bibliografia: DUHN 1876, p. 32, n. 22; CUNTZ 1906, pp. 473-474; GABRICI 1927, p. 194, n. 53-56 (6,04, 8,29, 9,83, 10,03 g; 21 mm), tav. X, ` n. 1; GRANT 1946, p. 190; MINI, p. 445, n. 33 (6,04-10,03 g); CNS, I, p. 83, n. 27; MANGANARO 1988, pp. 12-13; RPC I, pp. 173-174, n. 649, tav. 38, n. 649; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3, tav. XII, n. 4. Se le prime due serie con segni di valore erano senza ombra di dubbio attribuibili a Tyndaris, in quanto caratterizzate dalla presenza della legenda STMDAQISAM sul rovescio, questa e le successive serie del periodo 44` 36 a.C. (?), tanto per l’assenza dell’etnico tindaritano, quanto per la necessita quasi obbligata di affidarsi al criterio stilistico-iconografico, hanno dato adito a differenti attribuzioni. Ripercorrendo l’esiguo e sguarnito panorama bibliografico sulla monetazione romana tindaritana, si constata chiaramente che l’attribuzione a Tyn` daris delle serie 44-36 a.C. (?) e stata proposta da Duhn (1876) e poi accettata fino agli ‘80 del secolo scorso, in particolare da Gabrici (1927), Grant (1946) e Calciati (1983), adducendo come prova la presenza di tipi simboleggianti i Tindaridi (in due esemplari i pilei e in un terzo le teste accollate ` dei Dioscuri). Questa ipotesi e stata considerata quite wrong da Grant, consapevole che la moneta dovesse essere piuttosto attribuita a Panormus, dove il culto dei gemelli risulta comunque attestato. Nel Roman Provincial Coinage ` ` di Burnett, Amandry, Ripolles (1992) e formulata una nuova attribuzione di queste serie a Segesta; i tipi dei pilei e del delfino guizzante sono un po’ forzatamente ricondotti, anche se sottoforma di ipotesi, al porto segestano. Tale ` teoria non e stata accettata concordemente da tutti gli studiosi, compresa Cutroni Tusa (1995), secondo la quale ‘‘la proposta di riattribuzione fatta ´ dal Burnett [...] in un certo senso non persuade’’, poiche il culto dei Dioscuri ` non sembra trovare testimonianze concrete a Segesta, mentre a Tyndaris e naturalmente parte integrante del patrimonio tradizionale, religioso e storico-locale (35). ` Il periodo siciliano del 44-36 a.C. e storicamente molto complesso, poi´ che in pochissimi anni avvennero in rapida successione alcuni eventi politici (35) MANGANARO 1972, p. 458: anche G. Manganaro associa le ‘‘contromarche [...] con ` pileo, prora, e aplustre a Tindari’’; CUTRONI TUSA 1995, pp. 365-366; CRISA 2006, pp. 44-45: un sunto finale sull’importanza del culto dei gemelli a Tindari. Per ulteriori approfondimenti sulla storia degli studi, la quale rimane a tutt’oggi piuttosto scarna, si vedano le singole voci bibliografiche delle quattro serie tindaritane del 44-36 a.C., esaminate in questo articolo. 246 ` Antonino Crisa e militari davvero rilevanti, i quali in tale sede si possono brevemente riassu` mere. Nel 44 a.C. Cesare concesse lo Ius Latii alle citta siciliane, alle quali, dopo la morte del dictator, Antonio e Ottaviano diedero la civitas romana ` secondo la Lex Iulia. Nel 43 a.C. Sesto Pompeo occupo militarmente la Sicilia, mantenendone il controllo almeno fino al 36 a.C., anno della sconfitta per mano di Ottaviano e Agrippa. Durante l’occupazione pompeiana la cit` tadinanza fu momentaneamente sospesa e poi definitivamente revocata. E ` quanto mai probabile che tutto cio abbia determinato un succedersi di cam` biamenti politico-amministrativi cosı repentini e forse caotici, da rendere oggi piuttosto ardua l’attribuzione, la collocazione cronologica e l’interpretazione di alcune emissioni monetali siciliane a tale periodo ascrivibili (a volte sen` za certezze definitive). In effetti a monte della problematica vi e un’effettiva ` esiguita di dati storici, archeologici ed epigrafici, i quali non permettono ad` dirittura di definire lo status delle singole citta, tanto tra il 44 e il 36 a.C., quanto dopo il 21 a.C (36). Proprio in questi termini si devono inquadrare le serie attribuibili forse a Tyndaris, collocabili cronologicamente tra la morte di Cesare e la sconfitta di Sesto Pompeo. ` La prima serie da esaminare e caratterizzata dalla presenza dei pilei dei ` Dioscuri sul dritto, in variante sormontati da astri, una raffigurazione gia incontrata sulla moneta con segno di valore XI. Nella monetazione di Tyndaris trova attestazione su numerose emissioni, le quali sono generalmente considerate tutte repubblicane (post 214 a.C.) e alludono indirettamente al culto dei gemelli. La legenda latina CÁIVLIVS F. LONGVS II VIR risulta facilmente in´ ` terpretabile, poiche indica che la moneta e stata emessa da C. Iulius Longus, ¨ secondo Munzer duoviro operante a Tindari tra il 44 e il 36 a.C. (37); questo ` nome troverebbe forse anche attestazioni epigrafiche. E necessario ricordare che l’attribuzione di questa serie a Segesta e non a Tyndaris, ipotizzata nel ` Roman Provincial Coinage, e supportata dagli autori proprio da una testimonianza epigrafica segestana, recante il nome di un C. Iulius C. f. Long[us], ` duumvir del municipium locale (38), ma cio non deve necessariamente indurre a ritenere che questo stesso duoviro abbia anche emesso per lo stesso centro siciliano la moneta qui descritta. Mediando tra le due prove, la prima numi(36) GRANT 1946, p. 189; MANGANARO 1972, pp. 445, 457-458: alcuni accenni alla ‘‘monetazione in bronzo pesante’’; FINLEY 1979, pp. 169-171; RPC I, p. 167: in particolare si segnala che coins with Latin legends have therefore generally been dated in the period 44-36 a.C. or after 21 BC. ¨ (37) MUNZER 1918b, col. 663: C. Iulius Longus, Duumivir von Tyndaris in Sizilien zwischen 710=44 und 718=36. (38) RPC I, p. 173. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 247 smatica e la seconda epigrafica, si potrebbe supporre che lo stesso duoviro abbia operato politicamente sia a Segesta che a Tyndaris nel periodo tra il 44 e il 36 a.C. ` A tal riguardo la cronologia della moneta non e stata ancora stabilita in via defintiva dagli studiosi. Grant, nonostante la considerasse palermitana, ha proposto una datazione strettissima al 44-43 a.C., brevissimo periodo dello Julo-Antonian enfranchisement, ovvero la concessione del diritto di emettere ` moneta offerto a Panormus. Resta piu ampia la datazione di Burnett, Aman` dry e Ripolles, ovvero Triumviral period (44-36 a.C.), che coincide ovviamente con l’occupazione della Sicilia ad opera di Sesto Pompeo. Un’ultima precisazione va dedicata al rovescio della moneta, dove si nota a tutto campo un delfino guizzante a destra, posto tra i termini EX e DÁD, legenda che in ambito epigrafico va estesa in ex decreto decurionum (39). Esiste una prova epigrafica (40) dell’esistenza di decurioni a Tyndaris, databile forse ` ` all’eta augustea, percio non al periodo repubblicano al quale si riferiscono queste emissioni monetali con pilei e delfino guizzante. Trattasi di un’iscrizione incompleta ed assai consunta, murata come blocco di reimpiego (an` cora in situ) nel podio dell’arena romana, gia teatro greco costruito nel III sec. a.C.; il parapetto fu messo in opera per proteggere gli spettatori da eventuali assalti delle belve feroci. Si ricorda che i decurioni erano attivi nell’amministrazione locale delle colonie e dei municipia di Roma; tra essi si potrebbe ipoteticamente annoverare Tyndaris, considerato che lo status effettivo ` della citta tra il 44 e il 21 a.C. resta tutt’oggi sconosciuto, come accennato poc’anzi. ` Il tipo del delfino guizzante e presente sulle successive tre serie tindaritane, anch’esse storicamente legate alle figure dei duoviri ‘‘monetali’’. Le figure del rovescio sono strettamente connesse al mare, ovvero i berretti per un ` rimando cultuale, considerato che in antichita i Dioscuri-astri guidavano i naviganti, e il delfino per un riferimento forse puramente faunistico, oppure ´ poiche questo animale marino non disprezza seguire le imbarcazioni in mare `` ` aperto. Cio e stato accennato piu sinteticamente dagli autori del Roman Provincial Coinage, per confermare l’attribuzione a Segesta, dove vi era un porto. ` Tuttavia a Tindari, citta anch’essa dotata di un porto, purtroppo ancora rimasto senza un concreto riscontro archeologico, ma ipoteticamente sede necessaria allo stazionamento della navis Tyndaritana di ciceroniana memoria, (39) CALABI LIMENTANI 1991, p. 493: EX D D, ex decreto decurionum; CARROCCIO 2004b, p. 287: ‘‘la sigla D.D. (decreto decurionum)’’. (40) MANGANARO 1989, p. 162, n. 2: [AV]GVS[TO]/D(ECRETO) D(ECURIONUM). 248 ` Antonino Crisa ` ` ` cio troverebbe un piu diretto e tradizionale riscontro, come piu volte accennato nel corso di questo articolo. Serie n. 4: M. Vipsanius Dos, duoviro (fig. 6) Tyndaris (?) Æ, 44-36 a.C. (?) (41) 5,85-6,81 g | Ø 21-23 mm ` D/ Pilei dei Dioscuri con due astri sulla sommita; nel campo M VIPS DOS (42), M VIPS(ANO) DOSS (43) o MÁVIPSÁDOSVÁIÁ (44); contorno puntinato. R/ Delfino guizzante a destra; nel campo EX DÁD. ¨ Vendite d’asta: 1) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 117), 24 novembre 2003, n. 134 (6,81 g; 23 mm). 2) Dr. Busso Peus Nachfolger (Auktion 384), 2 novembre 2005, n. 153 (5,85 g). Bibliografia: FIORELLI 1880, p. 200 (45); GABRICI 1927, p. 194, n. 57 ` (6,67 g; 21 mm); MINI, p. 446, n. 34 (46); CNS, I, p. 83, n. 28; MANGANARO 1988, pp. 12-13; RPC I, pp. 173-174, n. 650; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3; SCIACCA 2004, p. 255, tav. V B. Questa emissione si presenta assai simile alla precedente, recando sul dritto la stessa raffigurazione dei pilei, attorno ai quali si articola la legenda M VIPS DOS; proprio i berretti dei Dioscuri sono i principali elementi iconografici che hanno concorso in passato all’attribuzione a Tyndaris delle serie 44-36 a.C. Il praenomen ed il cognomen sono facilmente individuabili in M. ` ` ` Vipsanius. La difficolta maggiore e insita nel termine DOS, del quale non e stata finora proposta una lettura, anche se verosimilmente esso dovrebbe rap` presentare il cognomen del magistrato. In realta, esaminando la riproduzione fotografica dell’esemplare n. 134, venduto all’asta 117 di Numismatik Lanz ¨ Munchen, si possono notare alcune lettere mai segnalate prima, giungendo (41) GABRICI 1927, p. 194, n. 57: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 83, n. 28: ‘‘dopo il 214 a.C.’’; MANGANARO 1988, pp. 12-13: ‘‘36/5 a.C.’’; RPC I, p. 174: the Triumviral period (44-36 a.C.). ` (42) GABRICI 1927, p. 194, n. 57; MINI, p. 446, n. 34; CNS, I, p. 83, n. 28. (43) RPC I, pp. 173-174, n. 650; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3. ¨ (44) Numismatik Lanz Munchen (Auktion 117), 24 novembre 2003, n. 134; SCIACCA 2004, p. 255, tav. V B. (45) FIORELLI 1880, p. 200: ‘‘una serie di riconi con tipi tindaritani (berretto dei Dioscuri; prua di nave etc.), sovrapposti sulle monete di bronzo dei triumviri di Augusto’’. ` (46) L’autore riporta lo stesso peso gia segnalato in GABRICI 1927, p. 194, n. 58. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 249 alla restituzione ipotetica di MÁVIPSÁDOSVÁI (o F)Á[...]. Un’attenta osservazione di un secondo esemplare, presentato fotograficamente nella recente opera Fonti per una storia di Tindari e Patti di Giovanni Crisostomo Sciacca, ` puo effettivamente confermare la lettura suddetta. Purtroppo la carenza di dati bibliografici e la mancanza di altri esemplari non permettevano finora migliori proposte di lettura. Anche il tipo del rovescio corrisponde esattamente alla precedente serie, recando il delfino e la legenda EX DÁD. Si tratta quindi di una caratteristica emissione duovirale, attribuibile a Tindari soltanto per la presenza dei pilei sul dritto. Serie n. 5: M. Vipsanius Athenaeus e C. Iulius Dionysius, duoviri (fig. 7) Tyndaris (?) Æ, 44-36 a.C. (?) (47) 5,72-10,59 g | Ø 20-23 mm D/ Teste accollate dei Dioscuri a destra ed astri; nel campo S.ANTO.ATHENI.[II VIR] MV.I.P. (48), oppure MUSANO (o MUIPSANO) ATHEN (49) o M. VIPSANO ATHENAEO (50). R/ Delfino guizzante a destra ed aplustre; nel campo C. IVLIO DIONYSIO IIVIRIS EX D.D (51). Vendite d’asta: 1) Asta Ratto, 26 aprile 1909, n. 1265 (20 mm) (52). Esemplari inediti da collezioni private: 1) Moneta a: 7,82 g; 21 mm. 2) Moneta b: 7,50 g; 21 mm. Bibliografia: DUHN 1876, p. 32, n. 23; CUNTZ 1906, pp. 473-474; GABRICI 1927, p. 194, nn. 58-62 (5,72, 7,09, 7,17, 8,95, 10,59 g; 23 ` mm); GRANT 1946, pp. 189-190; MINI, p. 446, n. 35 (5,72-10,59 g); ¨ (47) DUHN 1876, p. 32, n. 23: aus romischer Zeit; CUNTZ 1906, p. 473: das allgemeine Munizipalrecht 44-36 v.Chr.; GABRICI 1927, p. 194, n. 58: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 83, n. 30: ‘‘dopo il 214 a.C.’’; MANGANARO 1988, pp. 12-13: ‘‘36/5 a.C.’’; RPC I, p. 174: the Triumviral period (44-36 a.C.). (48) GRANT 1946, pp. 189-190. ` (49) DUHN 1876, p. 32, n. 23 (piu precisamente MVSANO ATHENI); CUNTZ 1906, ` p. 474; GABRICI 1927, p. 194, n. 58: MVIPsano Athen; MINI, p. 446, n. 35; CNS, I, p. 83, n. 30. (50) RPC I, pp. 173-174, n. 648; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3. (51) DUHN 1876, p. 32, n. 23; CUNTZ 1906, p. 474; GABRICI 1927, p. 194, n. 58: C. ` Iulio DiONYSIOIIVIRISEXDD; MINI, p. 446, n. 35; CNS, I, p. 83, n. 30; RPC I, pp. 173174, n. 648; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3. ` (52) La moneta e stata qui attribuita alla zecca di Palermo. 250 ` Antonino Crisa CNS, I, p. 83, n. 30 (6,68 g c.p. (53)); MANGANARO 1988, pp. 12-13; RPC I, pp. 173-174, n. 648, tav. 38, n. 648; CUTRONI 1995, p. 365, nota 3, tav. XIII, n. 3. Iconograficamente il dritto della moneta appare piuttosto rilevante, poi´ che trovano posto le teste accollate dei Dioscuri, riconoscibili grazie alla presenza di due astri. Si tratta dunque dell’unica raffigurazione per via diretta (ovvero esplicita e non allusiva) dei gemelli sulle monete tindaritane generalmente ` considerate post 214 a.C., ampio periodo in cui a prevalere e la rappresentazione per via indiretta, ottenuta attraverso simboli che richiamano a Castore e Polluce (soprattutto i pilei e gli astri). La scelta dei gemelli accollati su una moneta del 44-36 a.C. sembra quasi un ritorno a vecchie istanze iconografiche che ` rimandano a tipi piu tradizionali e antichi della monetazione di Tyndaris, tra i ` quali si puo citare il Dioscuro cavalcante a destra del periodo 380-254 a.C. (54). Nel campo del dritto appare la legenda M. VIPSANO ATHENAEO, secondo la lettura riportata nel Roman Provincial Coinage (55), la quale sembra ` essere la piu corretta tra le varie proposte in passato. Basandosi su questa in` terpretazione, e dunque plausibile che a Tindari abbia operato negli anni 4436 a.C. il magistrato M. Vipsanius Athenaeus, del quale non si hanno altre prove di carattere storico. Tra le diverse letture si deve certamente menzionare quella offerta da Grant nel suo From Imperium to Auctoritas, il quale ` individuo la sigla MV.I.P, utilizzata per attribuire l’emissione a Palermo secondo lo scioglimento dell’etnico in Municipium Iulium Panormus (56). ` ` Piu facilmente interpretabile e la legenda C. IVLIO DIONYSIO IIVIRIS presente nel rovescio, la quale riporta il nome di C. Iulius Dionysius, il duoviro che ha emesso questa moneta per Tyndaris o per Segesta, secondo le attribuzioni che si vogliono ritenere valide (57). Inoltre si deve segnalare che Grant ha ritenuto C. Iulius Dionysius uno dei first magistrates of the Roman community di Palermo, assieme a Sex. Antonius Athenio, l’altro magistrato ` che avrebbe emesso la moneta, secondo la lettura da lui proposta e qui gia ricordata (58). Ribadendo il presunto legame del tipo del delfino guizzante con la navigazione, si deve segnalare sul rovescio anche la presenza dell’aplu(53) c.p. = collezione privata. ` (54) CNS, I, p. 79, n. 1; CRISA 2006, p. 42. (55) RPC I, p. 174, n. 648. (56) GRANT 1946, p. 190. ¨ (57) MUNZER 1918a, col. 579: C. Iulius Dionysius, Dummvir von Tyndaris in Sizilien ` zwischen 710=44 und 718=36; RPC I, p. 174, n. 648: la moneta e attribuita a Segesta, come ` ` si e piu volte ricordato. (58) GRANT 1946, p. 190. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 251 stre, un elaborato ornamento a forma di volute, collocato sulla poppa delle navi greche e romane. In tale sede si vuole verosimilmente considerare l’emissione tindaritana, ribadendo ancora una volta il significato dei Dioscuri accollati sul dritto, fi` gure ben radicate nella tradizione cultuale della citta dionigiana. Serie n. 6: i duoviri di Sextus Pompeius (fig. 8) Tyndaris (?) Æ, 43-36 a.C. (?) (59) Semis (?) (60) | 8,79 g | Ø 21,5 mm D/ Delfino a sinistra; AÁPOMPÁAÁFLA[...] COL[Á]TVNÁ (tracce di ri. coniazione). R/ Berretti dei Dioscuri; LÁVÁD[...]M[...]II[Á]VIR. Bibliografia: CUTRONI 1997-1998, pp. 655-656; MARTINI 1998, pp. 666670 (8,79 g; 21,5 mm); RPC s. II, pp. 28-29 (61); CAMPANA 2001, p. 80, ` n. 29 (62); CRISA 2006, p. 39. ` L’esistenza di questa moneta e nota da pochi anni, grazie ad un contributo a firma di Rodolfo Martini, il quale nel 1998 ha pubblicato sul periodico ‘‘Annotazioni Numismatiche’’ l’unico esemplare attualmente conosciuto di questa nuova serie probabilmente tindaritana, fino ad allora inedita. L’articolo risulta attualmente l’unica fonte bibliografica di un certo spessore inerente la moneta. Il recentissimo Supplement 2 del Roman Provincial Coi´ nage classifica la moneta sotto la voce Sicily, Uncertain mints, poiche l’attribuzione a Tyndaris rimane a tutt’oggi ipotetica, considerata anche l’esistenza del solo unicum studiato da Martini, il quale mostra le dovute cautele nell’ardua interpretazione della legenda, purtroppo inficiata da una cattiva conservazione del pezzo, comparso sul mercato antiquario tedesco. Tra gli aspetti puramente fisici della moneta sono segnalate tracce di ` riconiazione, piu marcatamente evidenti sul dritto della moneta, dove sembra essere sottoposta alla figura del delfino una testa rivolta a destra (63). Il riutilizzo di una moneta, nuovamente retrocessa al grado di (59) MARTINI 1998, p. 666: ‘‘tra la fine del 43 a.C. e la sconfitta di Naulochus del settembre del 36 a.C.’’; CAMPANA 2001, p. 80, n. 29: ‘‘43-36 a.C.’’. (60) CAMPANA 2001, p. 80, n. 29: ‘‘semis pompeiano?’’. (61) Gli autori segnalano il medesimo peso presente in MARTINI 1998, p. 666. ` (62) Il peso riportato e anche in questo caso lo stesso di MARTINI 1998, p. 666, essendo l’esemplare unico. (63) MARTINI 1998, p. 667. 252 ` Antonino Crisa ` tondello per essere ribattuta, e solitamente riconnesso alla carenza di metallo durante momenti di crisi politiche, economiche o militari, il che sembra proprio allinearsi con il periodo degli anni 44-36 a.C., verosimil` ` mente piuttosto difficili per la citta di Tindari, ancor di piu a ridosso della battaglia di Nauloco (36 a.C.). ` E bene fin da subito segnalare che i tipi del dritto e del rovescio di questa moneta si collegano esplicitamente ai medesimi soggetti presenti sulle precedenti serie del periodo 43-36 a.C., tanto il delfino, nonostante su questa moneta sia rivolto a sinistra, quanto i pilei dei Dioscuri. Di conseguenza ` l’attribuzione a Tyndaris puo essere dettata proprio da questi elementi, ri` ` ` guardo ai quali si e gia piu volte argomentato. ` Tuttavia Martini nell’attribuire questo nummo a Tyndaris da maggiore peso alla presenza dell’etnico COL[Á]TVN ed afferma che ‘‘la tipologia avrebbe potuto ingenerare l’equivoco con un’altra zecca siciliana, Segesta’’, il che riporta alla mente la nuova e presunta classificazione del Roman Provincial Coinage delle serie tindaritane/segestane. La legenda, proposta da Martini con la consapevolezza del cattivo stato di conservazione della moneta ` e della possibilita di potervi leggere la lettera I e non la T (64), avrebbe dunque un rilevantissimo valore storico, dimostrando che Tyndaris assunse lo ` status giuridico-politico di colonia gia tra il 43 e il 36 a.C., ben prima della deduzione augustea del 21 a.C. Invece Grant aveva ritenuto Tindari un municipium (65). La lettura dei nomi dei magistrati si presenta quanto mai problematica e ` ` senza dubbio non risolta, a causa dell’unicita e della gia ribadita scarsa conservazione dell’esemplare. I nomi sul rovescio non sono assolutamente rico` struibili, ma e almeno evidente che si riferiscano a duoviri (II[Á]VIR) (66). Invece sul dritto si possono individuare i nomi di due magistrati. Alla ` legenda AÁPOMP Martini associa due possibili nomi. Il primo puo essere ` AÁPOMP(eius) Bithinicus, propraetor della Sicilia gia nel 44 a.C. sotto Cesare e praetor negli anni 43-42 a.C., quando Sesto Pompeo, nonostante fosse suo collaboratore, decise di farlo uccidere. Grant ha accennato a costui come go` vernatore del municipium di Palermo. Il secondo e ipoteticamente AÁPOMP(onius) M. f. Vic(tor), quaestor ad aerarium(?) in Africa Vetus nel 47 o forse nel 46 a.C., del quale purtroppo le notizie storiche scarseggiano; pare che abbia emesso una moneta per Utica. La successiva sigla AÁFLA an. drebbe invece corrisposta al magistrato AÁFLA(minivs?) Flamma, praefectus . (64) MARTINI 1998, p. 667. (65) GRANT 1946, p. 189; MARTINI 1998, p. 669. (66) MARTINI 1998, pp. 668-669. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 253 ` nel 49 a.C. della flotta di Sesto Pompeo ad Utica. Sicuramente si puo constatare la vicinanza politica e militare di questi tre magistrati a Sesto Pompeo (67). ` Del resto puo essere utile segnalare che a Tyndaris, secondo quanto attestato dai ritrovamenti archeologici, circolavano assi di Sesto Pompeo nel periodo ` dell’occupazione militare, terminata nel 36 a.C. L’ipotesi di Tindari come citta ` filo-pompeiana durante la seconda meta del I sec. a.C. ben si addice al dato della circolazione monetaria di assi emesse da Sextus Pompeius (probabilmente battute in zecche siciliane), caratterizzate da standards ponderali vicini alla tradizione repubblicana, comunque non sempre corrispondenti ai nuovi criteri applicati dal nemico Ottaviano. In tal modo attraverso le monete il ribelle si presentava agli isolani della provincia siciliana, oltre che nelle vesti di imperator devoto a Nettuno, come principale erede dei costumi repubblicani (68). ` L’analisi di Martini si presenta molto approfondita, ma e indubbio che rimangono aperte una serie di problematiche ancora irrisolte. In particolare restano oscuri i nomi dei duoviri sul dritto e incerta la lettura della legenda ` AÁPOMP. L’unicita dell’esemplare numismatico complica ulteriormente la questione, anche se future scoperte potrebbero consentire di ampliare le conoscenze su una serie di estrema importanza storica per le vicende di Tynda` ris della seconda meta del I sec. a.C. Serie n. 7: Augusto e il proconsole L. Mussidius (fig. 9) Tyndaris Æ, 21 a.C. (?) (69) asse (o semisse) (?) (70) | 4,07-8,63 g | Ø 20-22 mm D/ Testa di Augusto a destra; nel campo entro contorno di perline AVGVSTVS [TV]NDAR (71), o AVGVSTVS NDAR (72), (67) GRANT 1946, p. 190: A. Pompeius Bithinicus, magistrato attivo a Palermo; BROUGHTON 1952, pp. 307, 329, 348, 362 (per A. Pompeius Bithinicus); p. 287 (per A. Pomponius M. f. Victor); p. 270 (per Flaminius Flamma); MARTINI 1998, pp. 669-670. (68) LAFFRANCHI 1916, pp. 3-5; EVANS 1987, pp. 97-157; MARTINI 1988, pp. 65-81; SPIGO 2005, p. 27: per la circolazione di assi di Sesto Pompeo a Tindari. (69) GABRICI 1927, p. 194, nn. 63-64: ‘‘periodo romano’’; CNS, I, p. 83, n. 31: ‘‘dopo il 214 a.C.’’; MARTINI 1991, p. 71: ‘‘22-20 a.C. circa’’, p. 164: ‘‘20 a.C.?’’; RPC I, p. 168: [...] dated it, Mussidius’s proconsulship, to probably 21 BC.; CA, p. 347, n. 1365: ‘‘circa 22-20(?) a.C.’’; CAMPANA 2001, p. 82, n. 31: ‘‘ca. 20 a.C.’’. (70) GRANT 1946, p. 237: semis; MARTINI 1991, p. 71: ‘‘asse?’’; CA, p. 347, n. 1365: ‘‘asse?’’; CAMPANA 2001, p. 82, n. 31: ‘‘as augusteo’’. (71) GRANT 1946, p. 237. ` (72) CUNTZ 1906, p. 475 (per esattezza l’autore legge A GVSTVS NDAR); MINI, p. 446, n. 36. 254 ` Antonino Crisa AVGVSTVS TYNDAR (73), oppure AVGVSTVS TVNDAR (74). R/ L.MVSSID / PR.COS (75), oppure L/ MVSSID / PR.COS (76), L.MVSSIDI-PROCOS (78) o L.MVSSID.PRO COS (77), 79 L.MVSSIDIVS PRCOS ( ) all’interno di una corona di alloro con contorno perlinato esterno. Vendite d’asta: 1) Asta Ratto, 26 aprile 1909, n. 1267 (21 mm) (80). 2) Asta Ratto, 23 gennaio 1924, n. 1597. Bibliografia: CUNTZ 1906, p. 475; GABRICI 1927, p. 194, nn. 63-64 (7,56, 7,92 g; 21 mm), tav. X, n. 4; GRANT 1946, pp. 197, 237, 428; ` ZIEGLER 1948, col. 1786; MANGANARO 1972, p. 458; MINI, p. 446, n. 36 (7,56-7-92 g); GABBA-VALLET 1980-1992, II, 2, p. 453; CNS, I, p. 83, n. 31; MANGANARO 1988, p. 22; MARTINI 1991, pp. 71-73, nn. 134-139 (6,92 g c.p., 7,94 g c.p., 8,63 g), p. 164, tav. XIV, nn. 134-139; RPC I, p. 168, n. 627 (7,89 g; 20 mm), tav. 38, n. 627; CUTRONI 1995, p. 365, nota 2, tav. XIII, n. 2; PITOTTO 1996, p. 494 (4,07 g; 22 mm); CUTRONI 1997-1998, p. 655; MARTINI 1998, p. 667, nota 5; RPC s. I, p. 13 n. 627corr. (7,97 g; 20 mm), tav. 3, n. 627corr/8; CA, p. 347, n. 1365 (6,53 g; 21 mm), tav. LXVIII, ` n. 1365; CAMPANA 2001, p. 82, n. 31; CRISA 2006, p. 40; RPC s. II, p. 28. I riferimenti bibliografici inerenti a questa moneta sono numericamente maggiori rispetto a tutte le altre serie qui trattate ed inoltre segnalano come piuttosto certa l’attribuzione alla zecca di Tyndaris, concordando sostanzialmente con la datazione ed il valore della moneta. Non sembrano esservi le notevoli e a volte quasi irrisolvibili problematiche interpretative, riscontrate nelle precedenti serie del I sec. a.C. (73) GABRICI 1927, p. 194, n. 63: AuGVSTVS Tyndar; CNS, I, p. 83, n. 31; MARTINI ` 1991, pp. 71-73, nn. 134-139: piu precisamente l’autore preferisce integrare l’etnico (AVGVSTVS [TYNDAR]); CAMPANA 2001, p. 82, n. 31: AVGVSTVS [TY]N. (74) RPC I, p. 168, n. 627. (75) CNS, I, p. 83, n. 31; RPC I, p. 168, n. 627; CAMPANA 2001, p. 82, n. 31. (76) GABRICI 1927, p. 194, nn. 63-64: sono proposte due letture piuttosto simili, MVSSID / PRCOS e L / MVSSID / PRCOS; MARTINI 1991, pp. 71-73, nn. 134-139; CA, p. 347, n. 1365. (77) GRANT 1946, p. 237. ` (78) CUNTZ 1906, p. 475: piu precisamente senza separazione, ovvero L. MVSSIDI ` PROCOS.; MINI, p. 446, n. 36. (79) RPC s. I, p. 13 n. 627corr. ` (80) Si segnala che in questo catalogo d’asta la moneta e attribuita alla zecca di Panormus. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 255 ´ La moneta possiede un significato storico assai rilevante, poiche testi` monierebbe l’attivita politica e amministrativa di Augusto a Tyndaris, direttamente messa in atto dal proconsul L. Mussidius. La datazione al 21 a.C. viene accettata da tutti gli studiosi. Grant con spiccata certezza ha affermato che the issue of Tyndaris is a foundation-coinage, firmata da Mussidio, il fondatore effettivo della colonia tindaritana. Secondo Martini, il quale propone una da` tazione tra il 22 e il 20 a.C., la presenza del nome del proconsul e un’ulteriore ` prova che si tratti di un’emissione tipicamente coloniale, precisando che e ` plausibile ritenere una moneta celebrativa della fondazione della Colonia piu Augusta non tanto questo esemplare di L. Mussidius, ma piuttosto quello fir´ mato da Sisenna, poiche quest’ultimo reca anche i nomi dei duoviri. Inoltre sarebbe piuttosto improbabile che nel corso di pochissimi anni siano state ` emesse due monete celebrative. Tuttavia, come e riportato nel Roman Provincial Coinage, il 21 a.C. potrebbe essere considerato come un terminus post quem per datare l’emissione, quest’ultima posteriore alla fondazione della Colonia Augusta Tyndaritanorum. Manganaro ha paragonato questa moneta ad ` emissioni simili, prodotte da altre citta intorno al 2 a.C.; a suo avviso Tindari sarebbe divenuta colonia poco prima di Vespasiano. Qualche incertezza sulla lettura dell’etnico TYNDAR / TVNDAR, causata dalla presenza di pochi esemplari in mediocre o scarso stato di conservazione, tanto nelle collezioni ` museali quanto nelle vendite d’asta, e stata in passato responsabile di una non sicura attribuzione alla zecca tindaritana, secondo quanto affermato ` da Martini; la questione sembra pero aver trovato una risoluzione grazie ad un breve e piuttosto recente studio di Pitotto (81). Riguardo alla tecnica di produzione monetale si deve segnalare che l’esemplare studiato da Pitotto manifesta sul dritto tracce di riconiazione (82), ` fenomeno gia riscontrato sull’emissione dei duoviri di Sextus Pompeius e forse anche in questo caso ricollegabile ad una carenza di metallo per la creazione ` dei tondelli. Martini e riuscito ad individuare due conii di dritto e ben cinque di rovescio, numero che lui definisce ‘‘discreto’’, facendo supporre la coniazione di un buon quantitativo di esemplari. Tale supposizione non coin` cide con la scarsa presenza di queste monete nelle collezioni (83), ma e probabile che in futuro il loro numero aumenti, a seguito di nuovi ritrovamenti. (81) GRANT 1946, p. 237; MANGANARO 1988, p. 22; MARTINI 1991, pp. 61, 72; RPC I, p. 168, n. 627; PITOTTO 1996, p. 494: ‘‘[...] sembrerebbe sicuramente visibile dietro il ritratto di Augusto una lettera, in apparenza una N rovesciata? [...], oppure della parte terminale di ` una Y, ridotta ad una V’’; MARTINI 1998, p. 667, nota 5: ancora sulla difficolta di lettura dell’etnico. (82) PITOTTO 1996, p. 494. (83) MARTINI 1991, p. 72. 256 ` Antonino Crisa La testa di Ottaviano rivolta a destra compare sul dritto della moneta e si avvicina notevolmente per somiglianza dei caratteri al ritratto augusteo presente sull’emissione di Sisenna. Secondo Martini questo punto di contatto ` puo essere indice della produzione dei due esemplari da parte di una stessa zecca o meglio di un medesimo incisore, forse operante sia a Tyndaris che a Messana, essendo stata la seconda moneta di Sisenna ipoteticamente attri` buita alla citta dello Stretto. In alternativa le due monete sarebbero state ` emesse da una sola citta (84) e in tal caso si potrebbe protendere per Tyndaris, considerata su entrambi gli esemplari la somiglianza ritrattistica e la presenza dell’etnico tindaritano, nonostante si debba ancora definire presunta ed incerta soprattutto per la moneta di Sisenna. L’identificazione del proconsul presente sul rovescio non risulta immediata. Intuitivamente si potrebbe subito chiamare in causa il magistrato L. Mussidius Longus, del quale si posseggono una serie di dati storici. Il suo nome appare su emissioni degli anni immediatamente successivi alla morte di Cesa` re, comprovando la sua attivita di IIIvir monetale soprattutto nel 39 a.C.; tale ` ` monetazione d’oro e d’argento e stata piu volte studiata in passato (85). Purtroppo non vi sono certezze per affermare che quel L. Mussidius Longus sia lo stesso proconsul responsabile dell’emissione tindaritana o presunta tale; eventualmente potrebbe esservi un legame di parentela tra i due personaggi storici (86). In effetti la legenda L.MVSSID, concordemente letta sulle monete da tutti gli studiosi e vicina alla testimonianza epigrafica di un instrumentum (87), non reca il cognomen ‘‘Longus’’ e quindi considerare L. Mussidius Longus (magistrato monetale nel 39 a.C.) e L. Mussidius (proconsul operante a Tyndaris forse negli anni 22-20 a.C.) la stessa persona non sembrerebbe corretto. ` Si deve ricordare che di recente e stata letta su un esemplare acquistato dal British Museum la legenda L STATI P COTTA (88); purtroppo i nomi di questi duoviri (L. Statius e P. Cotta) non sembrano trovare riscontro sugli ` altri pezzi finora conosciuti. Comunque e interessante notare che potrebbero riferirsi agli stessi magistrati responsabili dell’emissione di Sisenna. (84) MARTINI 1991, pp. 72-73. (85) COHEN 1880, pp. 32-33, nn. 1-2; BABELON 1886, pp. 84-85, 129, 166-167; II, pp. 30-31, 39, 42-43, 141, 240-245; FLUSS 1933, col. 900; BROUGHTON 1952, p. 447; SYDENHAM 1952, pp. 180-182; BMC rep. I, pp. 573, 576-578; RRC, I, p. 502. ` (86) MARTINI 1991, p. 72 e nota 54; PITOTTO 1996, p. 494: gia dal titolo del contributo, rilevante per alcune precisazioni sulla lettura dell’etnico di Tyndaris, Pitotto ha ritenuto il proconsul non L. Mussidius ma L. Mussidius Longus. (87) DE NINO 1887, p. 293: ‘‘un’ansa di vaso fittile, ove impresso a rilievo leggesi l’altro bollo: L.MVSSIDI’’, recuperata durante uno scavo archeologico in piazza dell’Annunziata a Sulmona. (88) RPC s. I, p. 13 n. 627corr.; CAMPANA 2001, p. 82, n. 31. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 257 Serie n. 8: Augusto, il proconsole Sisenna, i duoviri L. Statius Flaccus e P. Cotta Bal. (fig. 10) Tyndaris Æ, 21 a.C. (?) (89) asse (?) (90) | 4,85-11,70 g | Ø 19-22 mm D/ Testa di Augusto a destra; nel campo entro contorno di perline AVGVSTVS (91) o [COL TYN] AVGVSTVS (92). R/ L. STATIVS FLACCVS P COTTA BAL II VIR (93) o L.STATI COTTA[ (94), all’interno di una corona di alloro con contorno perlinato esterno SISENNA / PR COS (95) o SISENNA PRO COS (96). Vendite d’asta: 1) Asta Ratto, 26 aprile 1909, n. 1266 (22 mm) (97). 2) Schweizerische Kreditanstalt (Bern), Auktion n. 7 (1987), n. 783 (7,06 g); 3) Franco Semenzato S.p.A. (Milano), asta 6 dicembre 1990, n. 72. Bibliografia: GABRICI 1927, p. 162, nn. 337-338 (6,32, 7,86 g; 22 mm); MARTINI 1991, pp. 66-70, nn. 111-133 (4,85, 5,45, 6,16 g c.p., 6,39 g, 6,99 g c.p., 7,22, 7,35, 7,37 g c.p., 7,51 g c.p., 7,72 g c.p., 7,81, 7,88, 7,90 g c.p., 8,08 c.p. g 2 esemplari, 8,17 g c.p. 2 esemplari, 9,03 g c.p., 10,16, 11,70 g), p. 164, tav. XII, nn. 111-122, tav. XIII, nn. 123-133; RPC s. I, p. 13, n. 627corr, p. 14, n. 668; CA, p. 347, n. 1364 (8,25 g; 19 mm), tav. LXVIII, n. 1364; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30 (7,73 g). Rimane un’ultima serie da esaminare in questo contributo, ovvero l’emissione voluta da Sisenna, assai simile per molti aspetti alla moneta di L. ` Mussidius poc’anzi descritta; si operera a breve un confronto di entrambe (89) GABRICI 1927, pp. 161-162, n. 337: ‘‘durante l’impero di Augusto’’; MARTINI 1991, p. 67: ‘‘22-20 a.C. circa’’, p. 164: ‘‘20 a.C.?’’; CA, p. 347, n. 1364: ‘‘circa 22-20(?) a.C.’’; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30: ‘‘ca. 21 a.C.’’. (90) GRANT 1946, p. 196; MARTINI 1991, p. 67; CA, p. 347, n. 1364; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30: ‘‘as’’. (91) GRANT 1946, p. 196; MARTINI 1991, pp. 66-70, nn. 111-133. (92) CA, p. 347, n. 1364; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30. ` (93) GABRICI 1927, p. 162, n. 337: la legenda e integrata dall’autore con STATIus Flacc. P. CottA BA. II. VIR; MARTINI 1991, pp. 66-70, nn. 111-133; CA, p. 347, n. 1364; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30. (94) RPC s. I, p. 13, n. 627corr. ` (95) GABRICI 1927, p. 162, n. 337: piu precisamente SISENN PR. COS; MARTINI 1991, p. 67; CA, p. 347, n. 1364; CAMPANA 2001, p. 81, n. 30: vengono riportate le varianti SISENNA I / PRCOS, SISENA / PRCOS, SISIINNA I / PRCOS. (96) GRANT 1946, p. 196. ` (97) La moneta e stata qui attribuita alla zecca di Palermo. 258 ` Antonino Crisa le serie, le quali, considerata la stretta vicinanza cronologica, andrebbero dunque ritenute le ultime pertinenti la monetazione tindaritana. ` E sempre necessario segnalare le diverse opinioni degli studi e soprattutto le ipotesi d’attribuzione proposte per questa serie, che sostanzialmente non tutti ritengono tindaritana. Gabrici l’ha attribuita parallelamente alla moneta di L. Mussidius alla zecca di Panormos, invece dopo circa vent’anni ` Grant l’ha considerata della zecca di Messana, piu precisamente una moneta ` celebrativa del nuovo status di municipium assunto dalla citta dello Stretto nel ` stata accettata agli inizi degli anni ’90 e in 12 a.C. Questa seconda teoria e ` via assai cautelativa da Martini, il quale pero ricorda alcuni elementi comuni con l’emissione tindaritana di L. Mussidius, ma tende a rifiutare l’ipotesi di Gabrici, essendovi discordanze di carattere epigrafico tra gli esemplari palermitani e quelli di Sisenna e L. Mussidius. Martini sembra recentemente accettare questa nuova proposta di attribuzione alla zecca di Tyndaris (98). La somiglianza stilistica dei due ritratti di Augusto presenti sul dritto, ` ` come gia precedentemente ricordato, puo assumere un certo valore per sup` portare la datazione agli anni 22-20 a.C. E consentito di escludere la serie di ` L. Mussidius dal novero dell’emissione di fondazione della citta-zecca emittente (Tyndaris o Messana ?), ruolo assunto verosimilmente proprio dalla serie di Sisenna per la presenza dei duoviri, i cui nomi sono solitamente una sorta di garanzia per questa tipologia di monete celebrative (99). Nell’ipotesi ` che cio sia accettato per Tyndaris, si otterrebbe la seguente cronologia di eventi storici: I) viaggio di Augusto e deduzione a colonia (21 a.C.); II) emissione celebrativa dell’evento ad opera di Sisenna (circa 21 a.C.); III) emissione di L. Mussidius (post 21 a.C.?). I dritti delle serie di L. Mussidius e di Sisenna sono strutturati in maniera ` tipologicamente affine; la testa di Augusto e confinata entro un bordo perlinato, ovvero costituito da una serie di perline in successione. Del resto anche ` la legenda e la medesima. Tuttavia sarebbe meglio affermare che l’unica porzione di legenda sicuramente leggibile e interpretabile sugli esemplari cono` sciuti di entrambe le serie e AVGVSTVS, mentre TYNDAR (L. Mussidius) o COL TYN (Sisenna) sono differenti e ancor oggi non certe in maniera assoluta, configurandosi sotto forma di parziale o totale integrazione. Anche i ro(98) GABRICI 1927, p. 162, nn. 337-338; GRANT 1946, pp. 196-199 (p. 199: Sisenna must have been the constitutor of Messana; MARTINI 1991, pp. 69-70; RPC s. I, p. 13, n. 627corr.; CA, p. 347, n. 1364. ` ` (99) MARTINI 1991, pp. 72-73: a riguardo si e gia discusso durante l’analisi della serie di ` ` L. Mussidius. Comunque si precisa che Martini in questo contributo e piu propenso ad attribuire l’emissione di Sisenna alla zecca di Messana, ma nel 2001 ha catalogato un esemplare sotto la zecca di Tyndaris (?). La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 259 vesci sono piuttosto simili, avendo entrambi un contorno perlinato esterno ed una corona d’alloro che racchiude la legenda dei proconsules L. Mussidius ` su tre righe e Sisenna su due righe. E interessante notare un’ulteriore carat` teristica comune tra le due serie, evidenziata piu volte dagli studiosi, ma an` cora soltanto supposta, ovvero la possibilita che siano entrambe assi. Le legende del rovescio della serie di Sisenna racchiudono i nomi dei duoviri, la cui lettura non sembrerebbe lasciare adito a dubbi; quanto al loro ` cursus honorum non vi sono dati storici a riguardo. Il primo e L. Statius Flaccus (L. STATIVS FLACCVS), del quale il nomen ed il cognomen sono riportati per intero. Il secondo duoviro risulta P. Cotta Bal. (P COTTA BAL); in ` ` questo caso il nomen e segnalato in maniera completa, mentre il cognomen e ` abbreviato. Si puo ritenere plausibile l’ipotesi che Cotta sia una latinizzazione ` * * del nome greco Josg|/Josa|, attestato in alcune citta siciliane (100). ` La terza persona presente sul rovescio e ovviamente Sisenna, il secondo proconsul probabilmente attivo a Tyndaris subito dopo la deduzione a colonia voluta da Augusto. Esclusa questa testimonianza numismatica, di costui non ` si sa praticamente nulla. E soltanto lecito supporre che si tratti dello stesso Sisenna, tresvir aaaff nel 5 a.C. sotto il principato di Augusto, le cui emissioni sono classificate nel Roman Imperial Coinage (101). Conclusioni La disamina delle otto serie monetali tindaritane (in certi casi presunte ` tali) d’eta repubblicana, delle quali due recano simboli di valore e sei presentano legende in lingua latina, conduce ad alcune riflessioni finali, potendo ` cosı ottenere un quadro complessivo d’insieme con diverse questioni ancora ` non risolte. E comunque consentito suddividere le serie, utilizzando un cri` terio di tipo cronologico e individuando tre distinti gruppi, cosı definiti e schematizzati: Gruppo A: Emissioni repubblicane con simboli di valore. Gruppo B: Emissioni tardo-repubblicane duovirali con tipi allusivi al culto dei Dioscuri. Gruppo C: Emissioni augustee duovirali e proconsolari. * * (100) FRASER, MATTHEWS 1997, p. 256: Josg| ad Agrigento e Melina o Josa| a Camarina; RPC s. I, p. 13, n. 627corr. (101) RIC, pp. 76-77, nn. 443-464; MARTINI 1991, p. 69. 260 Gruppo A B Serie 1, 2 3, 4, 5, 6 Caratteristiche simboli di valore legende in lingua latina con i nomi dei duoviri, tipi inerenti al culto dei Dioscuri ritratto augusteo, corona d’alloro, nomi dei proconsules o dei duoviri Valore uncia o sextans ? (102) Datazione 211-200 a.C. 44-36 a.C. ` Antonino Crisa Attribuzione sicura quasi certa C 7, 8 assi ? 21 a.C. presunta Al gruppo A si associano due serie (nn. 1, 2), caratterizzate dalla presenza sul dritto o sul rovescio di simboli di valore assai semplici e facilmente interpretabili, ai quali si aggiunge la lettera greca v (serie n. 1). Tipologicamente vi sono elementi riconducibili al culto dei Dioscuri (serie n. 1) o a culti dionisiaci (serie n. 2). Le monete del gruppo A non presentano assolutamente insicurezze nell’attribuzione, supportata dalla legenda dell’etnico STMDAQISAM. Anche la datazione sembra piuttosto sicura, essendo inquadrabile negli anni centrali ed immediatamente successivi alla seconda guerra punica. Vanno probabilmente interpretate come emissioni cronologicamente precoci, le quali adottano un sistema di standards ponderali e di valore vicino al sistema romano repubblicano. Complessivamente le serie del ` gruppo A non recano difficolta di comprensione o dubbi nell’esegesi delle legende o dei tipi. Soprattutto sono le uniche emissioni qui esaminate con indubbia attribuzione alla zecca di Tyndaris. Nel gruppo B si annoverano ben quattro serie (nn. 3, 4, 5, 6), recanti legende in lingua latina con nomi di duoviri locali ed elementi tipologici tematicamente ispirati ai Dioscuri o in alternativa associabili alla navigazione. Si possono indubbiamente interpretare come emissioni duovirali, ovve` ro realizzate per conto di autorita locali, purtroppo storicamente poco o per ` nulla testimoniate. La datazione e circoscritta al periodo compreso tra la morte di Cesare (44 a.C.), l’occupazione della Sicilia ad opera del ribelle Sesto Pompeo (dal 43 a.C.) e la battaglia di Nauloco (36 a.C.), un breve lasso temporale assai complesso da ricostruire. Tuttavia non rimane totalmente certa l’attribuzione alla zecca di Tyndaris, essendo state avanzate altre proposte (Palermo o Segesta). Riaffermando e rafforzando l’ipotesi da tem` po gia formulata, in questa sede si vogliono verosimilmente considerare tin´` ` daritane queste emissioni, poiche e stato piu volte sottolineato il legame tra(102) CAMPANA 2001, p. 80, n. 29: soltanto la moneta dei duoviri di Sesto Pompeo (se` rie n. 6) e stata ipoteticamente ritenuta un semis. La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 261 dizionalmente ben saldo tra il culto dei gemelli e le simbologie ad esso allusive. Le ultime due serie (nn. 7, 8) appartengono al gruppo C e si distinguono per la presenza sul dritto del ritratto di Ottaviano e della legenda comune ` AVGVSTVS; al rovescio vi e una corona d’alloro, la quale cinge i nomi di due proconsules L. Mussidius e Sisenna (serie nn. 7-8) o dei duoviri (serie n. 8). Queste emissioni, entrambe assi romane e probabilmente le ultime pertinenti alla monetazione tindaritana precedente alla riforma augustea, sono generalmente datate al 21 a.C., in quanto sarebbero state realizzate in occasione della fondazione della Colonia Augusta Tyndaritanorum (serie n. 8?) o in un momento immediatamente successivo all’evento (serie n. 7?), testimo` ` niando per questa citta siciliana l’attivita propagandistica di Augusto attraver` so la mediazione di altri personaggi politici. Tuttavia per il gruppo C si e vo` luto definire presunta l’attribuzione alla zecca di Tyndaris. In effetti e d’obbligo segnalare che per tale questione i dubbi hanno un peso minore per l’emissione a nome di L. Mussidius (serie n. 7), essendo stata recentemente letta su un esemplare parte dell’etnico cittadino, elemento della legenda fino` ra soltanto integrato nel rovescio dell’emissione di Sisenna (serie n. 8). E dun` que quest’ultima ad essere piu dubbiosamente attribuibile alla zecca di Tyndaris, anche se per alcune caratteristiche comuni all’altra emissione (serie n. 7) si potrebbe senza remore affermare il contrario e quindi considerare entrambe le coniazioni della medesima zecca. ` Al termine di queste riflessioni riassuntive e lecito affermare che la monetazione repubblicana di Tindari con segni di valore e legende in lingua la` tina, tralasciando le piu certe emissioni con etnico in greco (gruppo A), presenta per le serie del periodo di Sesto Pompeo (gruppo B) e soprattutto di ` Augusto (gruppo C) non poche difficolta interpretative, connaturate in par` ticolare nell’attribuzione non sempre sicura. Tali difficolta sono riscontrabili nella mancanza di dati storici (scarsissime o inesistenti fonti classiche ed epigrafiche), numismatici (pochi esemplari conosciuti o addirittura mal conservati) e bibliografici (assenza di studi tematici). A quest’ultima carenza si spera di aver sopperito con il presente contributo, possibilmente utile strumento per futuri approfondimenti, dedicati alla monetazione di Tindari. 262 ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE ` Antonino Crisa ¨ ANRW = Aufstieg und Niedergang der Romischen Welt BMC rep. I = GRUEBER H.A., Coins of the Roman Republic in the British Museum, I, Oxford 1970 CA = MARTINI R., Caesar Avgvstvs. Collezione Veronelli di monete di bronzo: catalogo critico, Milano 2001 CIL = Corpus Inscriptionum Latinarum X CNS = CALCIATI R., Corpus Nummorum Siculorum: la monetazione di bronzo, Mortara 1983 EAA = Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale = FORRER L., The Weber Collection. I. Greek Coins. 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FIG. 4 - serie 2, TYNDARIS Æ, 208-204 / 207-200 a.C.: D/ Testa di Dioniso a destra; R/ ¨ Grappolo d’uva, nel campo STMD-AQISAM e II (2,20 g; 14 mm) (Numismatik Lanz Munchen, Auktion 135, 21 maggio 2007, n. 90). FIG. 5 - serie 3, TYNDARIS (?) Æ, 44-36 a.C.: D/ Pilei dei Dioscuri, nel campo CIVLIVS F. LONGVS II VIR; R/ Delfino guizzante a destra, nel campo EX DD (7,24 g; 20 mm) (Nu¨ mismatik Lanz Munchen, Auktion 135, 21 maggio 2007, n. 463). FIG. 6 - serie 4, TYNDARIS (?) Æ, 44-36 a.C. (?): D/ Pilei dei Dioscuri, nel campo M VIPS DOS; R/ Delfino guizzante a destra, nel campo EX DD (6,81 g; 23 mm) (Numismatik Lanz ¨ Munchen, Auktion 117, 24 novembre 2003, n. 134). FIG. 7 - serie 5, TYNDARIS (?) Æ, 44-36 a.C. (?): D/ Teste accollate dei Dioscuri a destra ed astri, nel campo M. VIPSANO ATHENAEO; R/ Delfino guizzante a destra ed aplustre, nel campo C. IVLIO DIONYSIO IIVIRIS EX D.D (RPC I, tav. 38, n. 648). FIG. 8 - serie 6, TYNDARIS (?) Æ, 43-36 a.C. (?): D/ Delfino a sinistra, nel campo AÁPOMPÁAÁFLA[...] COL[Á]TVN; R/ Pilei dei Dioscuri, nel campo LÁVÁD[...]M[...]II[Á]VIR (8,79 g; 21,5 mm) (MARTINI 1998, p. 666). FIG. 9 - serie 7, TYNDARIS Æ, 21 a.C. (?): D/ Testa di Augusto a destra, nel campo AVGVSTVS [TV]NDAR; R/ L.MVSSID / PR.COS entro corona di alloro con contorno perlinato esterno (RPC I, tav. 38, n. 627). - serie 8, TYNDARIS Æ, 21 a.C. (?): D/ Testa di Augusto a destra, nel campo entro contorno di perline [COL TYN] AVGVSTVS; R/ L. STATIVS FLACCVS P COTTA BAL II VIR, entro corona di alloro con contorno perlinato esterno SISENNA / PR COS (8,25 g; 19 mm) (CA, p. 347, n. 1364). FIG. 10 FIG. 11 ` - ABAKAINON Æ, dopo il 241 a.C.: D/ Testa di divinita a destra; R/ Astro ad otto raggi, nel campo A-B-A-J-A-IM-I-M (1,64 g; 12 mm) (Classical Numismatic Group, Mail Bid Sale 60, 22 maggio 2002, lot n. 121). FIG. 12 - CENTURIPAE Æ, dopo il 214 a.C.: D/ Testa di Eracle a destra; R/ Clava rivolta in basso, nel campo JEMSO-QIPIMXM e segno XI (2,35 g; 15 mm) (Numismatica Ars Classica auction P, 12 maggio 2005, n. 1174). ` ´ FIG. 13 - KALE AKTE Æ, 240-210 a.C.: D/ Testa di Dioniso a destra; R/ Grappolo d’uva, nel campo JAKA-JSIMXM e segno XI (2,15 g) (Dr. Busso Peus Nachfolger, Auktion 371, 24 aprile 2002, n. 44). 266 ` Antonino Crisa FIG. 14 - KATANE Æ, dopo il 210 a.C.: D/ Testa di Apollo a destra; R/ Iside stante a destra, ¨ nel campo JA-SA-MAIXM (2,43 g; 16 mm) (Munzen & Medaillen Deutschland GmbH, Auktion 16, 19 maggio 2005, n. 16). La monetazione di Tindari romana con segni di valore e legende in lingua latina 267 TAV. I FIG. 1 FIG. 2 268 TAV. ` Antonino Crisa II FIG. 3d FIG. 3r FIG. 4d FIG. 4r FIG. 5d FIG. 5r FIG. 6d FIG. 6r FIG. 7d FIG. 7r FIG. 8d FIG. 8r FIG. 9d FIG. 9r FIG. 10d FIG. 10r FIG. 11d FIG. 11r FIG. 12d FIG. 14d FIG. 12r FIG. 13d FIG. 13r FIG. 14r
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