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Archeologia e numismatica a Cefalù negli studi antiquari tra Cinquecento e Seicento, “Rivista Italiana di Numismatica” 111 (2010), pp. 493-496 (ISSN 1126-8700). more

RIN 111 (2010) pp. 493-496 ` ANTONINO CRISA ` ARCHEOLOGIA E NUMISMATICA A CEFALU NEGLI STUDI ANTIQUARI TRA CINQUECENTO E SEICENTO ` La presenza di cospicue evidenze archeologiche sulla rocca di Cefalu, conservatesi sino ad oggi e non soggette ad azioni di distruzione o di smantellamento sistematico, ha destato un ` certo interesse tra gli eruditi siciliani d’eta moderna. Si tratta delle vestigia del cosiddetto Tempio di Diana, interpretabile come un edificio sacro di tipo ‘‘megalitico’’. Il complesso, collocato nell’area archeologica della rupe cefaludese, ` e costituito da due parti, perfettamente distinguibili e separatamente datate. La grande cister` na e assai antica e risulta utilizzata nel periodo IX-VI sec. a.C., secondo quanto attestato dalle ` ceramiche in essa rinvenute, mentre l’altra costruzione, la quale ingloba la vasca, e del VI-V ` ` sec. a.C. E stata proposta anche una datazione piu bassa, tanto per la cisterna (IV sec. a.C.), quanto per l’edificio (II sec. a.C.) (1). Dei probabili culti ivi praticati non sono emerse finora ` tracce archeologiche, quali ad esempio epigrafi o depositi di ex voto; cio rende attualmente ` ipotetiche le varie proposte sulla destinazione d’uso e dunque sull’identificazione della divinita in esso eventualmente venerata. ´ Tuttavia non bisogna tralasciare le congetture degli storici moderni, poiche si mostrano come un prezioso tassello della storia degli studi archeologici locali, almeno a partire dalla se` conda meta del XVI secolo, quando si impone il celebre De rebus Siculis di Tommaso Fazello (1558). Il priore accenna alla presenza di ‘‘clara monumenta’’, dei quali tanto riconosce la ‘‘Dorica forma’’, quanto misconosce l’artefice, non avendo trovato alcuna notizia ‘‘ex authoribus’’ da lui consultati. Oltre a confermare chiaramente il metodo di ricerca antiquaria di Fazello, assai ancorato alla rilettura delle pregresse fonti classiche e a volte moderne, la menzione im` mediata delle rovine, segnalate fra le primissime righe della sezione dedicata a Cefalu, com` prova l’effettiva visibilita sulla rocca dei ruderi, riconosciuti antichi e rilevanti per la loro posizione sull’altura ‘‘natura munitissima’’ (2). (1) NOTT 1831, pp. 270-287, tavv. XXVIII-XXIX; MARCONI 1929, pp. 273-395; BOMARCONI 1955, pp. 331-335; VAN ESSEN 1957, pp. 45-48, tavv. I-II; TULLIO 1974, pp. 146-151: per l’autore potrebbe trattarsi ‘‘di una torre di difesa o di avvistamento’’; BERNA` BO BREA 1975, pp. 25-28; COARELLI, TORELLI 2000, p. 397. (2) FAZELLO 1558, p. 198: ‘‘Ubi adhuc arx est natura munitissima, et urbs ipsa iacens amVIO 494 ` Antonino Crisa ` Nell’ambito dell’antiquaria siciliana seicentesca appare piu articolata e stimolante, soprattutto considerata l’innovativa metodologia di analisi e di ricerca, la disamina del Signor Dottor Don Vincenzo Auria, studioso palermitano ed autore dell’opera Dell’origine ed anti` ` chita di Cefalu (1656). Egli, dopo aver analizzato le fonti storiche incentrate sul mitico viaggio di Eracle in Sicilia, affronta un’analisi numismatica nel ‘‘Capo Quarto’’, il capitolo ‘‘nel quale si contengono le Dichiarationi delle Due Medaglie Cefalutane con l’Hercole; e dell’altre due, una con Mercurio, l’altra con Diana’’. Si tratta di quattro monete, giustamente attribuite da Auria alla zecca di Cephaloedium per la presenza della legenda JE-UA, recanti i tipi Giove/ ` Ercole stante, Ercole/leonte, mazza e faretra, busto di Mercurio/Mercurio stante e Diana/of` ferente con ‘‘vaso di sacrificio’’ (3). Ciascuna moneta e presentata con un disegno, posto immediatamente al di sotto del titolo della ‘‘Dichiaratione’’. Le raffigurazioni risultano piuttosto lineari e semplificate, ma comunque sufficientemente chiare da consentire un immediato ri`` conoscimento dei tipi impressi e della legenda con l’etnico cittadino; questa necessita e stata riscontrata anche nell’opera del settecentesco G.L. Castelli (4), anche se il livello qualitativo dei ` disegni si palesa piu elevato rispetto alle figure di V. Auria. Lo studio di queste emissioni cefaludesi consente allo stesso Auria di affermare che ‘‘il ` ` tempio di Giove fu eretto da Hercole fra i primi della Sicilia’’, aggiungendo che in tempi remoti furono innalzati anche edifici templari in onore di Mercurio e Diana. Ulteriore supporto alla ` fonte mitica e offerto da illustri testimonianze, derivate dalla letteratura latina. Nel ‘‘Capo Quin` to’’, sottotitolato ‘‘Del Tempio Giove sopra la Rocca di Cefalu ove vi era il Sommo Sacerdote’’, al dato archeologico (tempio), numismatico (serie di Giove/Ercole) e mitico (vicende dell’eroe) l’autore associa la fonte storica, rappresentata da un passo dell’Oratio in Verrem di Cicerone, sostenendo con certezza che presso quell’edificio sacro si recasse il sacerdos maximus di Cephaloedium, al fine di praticare il culto di Giove. L’autopsia del monumento, ovvero l’analisi in situ ` dei resti archeologici, risulta comprovata da alcuni passi, tra i quali si vuole citare quello forse piu ` rappresentativo: ‘‘Nella sommita della Rocca vedesi il Tempio destrutto, che si crede essere stato ` ` ` il Tempio de gli Idolatri dedicato a Giove sı come si e detto del capo quinto’’ (5). bitus. m. ferme. p. ubi quoq; et templi ingentis diruti Dorica forma olim conditi clara visuntur ˜ ˆ monumenta. Quis vero ea, et quo tempore condiderit, ex authoribus, quorum opera ego quide legi, ` ` ˜ incopertum habeo’’; FAZELLO 1574, p. 281: ‘‘Dove per fino al dı d’hoggi e una Rocca, per sito ` naturale fortissima, e si vedono anchora le reliquie d’una citta rovinata, la quale doveva esser circa un miglio di circuito, e l’anticaglie u’appariscono chiarissime di un’antichissimo (sic) ` tempio di lavoro Dorico. Ma io non ho gia trovato in tutti gli Scrittori, ch’io ho letto, chi ´ l’edificasse, ne quando fusse edificato’’. (3) Da tempo inserite nelle opere catalogiche, queste monete sono piuttosto note nel` l’ambito degli studi numismatici siciliani, anche se a volte e differente l’interpretazione dei tipi ` monetali. Giove della ‘‘Prima Dichiaratione’’ e ritenuto piuttosto Eracle, mentre Diana della ` ‘‘Quarta’’ e interpretata come Apollo. Per ulteriori approfondimenti si rimanda ai seguenti contributi con riferimento alle ‘‘dichiarationi’’ e alle monete relative, raffigurate da Auria: BMC Sicily, p. 57, nn. 1 (I), 4 (II), p. 58, n. 5 (III); GABRICI 1927, p. 127, nn. 9-14 (II), 15 (I), 17 ` (IV), 25 (III); MINI, p. 160, n. 7 (III), p. 161, n. 12 (IV), p. 162, n. 14 (II), p. 163, n. 17 (I); CNS, I, pp. 373-374, nn. 6 (IV), 8 (III), 10 (II), p. 374, n. 12 (I); CAMPANA 1999, pp. 330-331, n. 8 (I), pp. 331-332, n. 9 (II), pp. 332-333, n. 10 (IV), pp. 333-334, n. 12 (III). ` (4) CRISA 2009, pp. 119-120: si deve ricordare che le raffigurazioni numismatiche di ` Castelli, realizzate da incisori e piu dettagliate rispetto ai disegni di Auria, puntavano anche ` all’evidenza specifica delle contromarche, il che e lampante soprattutto per le monete di Halaesa Archonidea, primariamente presentate nelle tavole della Storia di Alesa. (5) AURIA 1656, pp. 34-37 (‘‘Capo Quinto’’), 63 (citazione). ` Archeologia e numismatica a Cefalu negli studi antiquari tra Cinquecento e Seicento 495 Nel metodo di ricerca di Auria spicca certamente l’interesse per la numismatica, la quale ` ` si mostra come la fonte probabilmente piu autorevole, per raggiungere le conclusioni gia sum`` ` ` menzionate. A riprova di cio e bene rammentare che tra le ‘‘cose piu notabili di Cefalu’’ l’au` tore segnala la venuta di Ercole in citta nel 1283 a.C., anno nel quale si coniarono le monete a ricordo del suo arrivo, occasione per effettuare la messa in opera del tempio di Giove (6). L’e` missioni, oggi considerate d’eta repubblicana, non sono riconosciute come tali da Auria, il quale comunque carpisce e marcatamente enfatizza il significato allusivo e simbolico del culto dell’eroe greco. ` Il testo principale, consultato da V. Auria per l’analisi delle monete, e la Sicilia descritta con medaglie, nota monografia di Filippo Paruta (1612) (7), opera fondamentale negli studi della numismatica siciliana e insuperata fino alla pubblicazione del Siciliae populorum et urbium regum quoque et tyrannorum veteres nummi saracenorum epocham antecedentes di G. L. ` Castelli (1781). E ragionevole ipotizzare che Auria abbia visionato direttamente nummi di Cephaloedium, recuperati a seguito di sterri o acquistati sul mercato antiquario; nella Sicilia settentrionale probabilmente il collezionismo numismatico era all’epoca un fenomeno ancora ´ in fase di accrescimento, poiche avrebbe assunto dimensioni maggiori nel corso del XVIII e XIX secolo. Integrato dalle altre fonti, il dato numismatico, rappresentato soprattutto dall’importante serie di Giove/Eracle, appare certamente rilevante, ben valutato dall’autore come la chiave ` di lettura piu certa e valida, in ultimo utilizzato per interpretare e datare i resti archeologici della rocca. L’articolata disamina di Vincenzo Auria, or ora esaminata e vagliata, dimostra che il suo metodo di ricerca non solo denota forti legami con le istanze e i limiti della quasi neonata ` antiquaria siciliana, ma anche risalta alcuni tratti di valore scientifico e di estrema modernita. In effetti appare di grande interesse la scelta di considerare in toto le fonti antiquarie disponibili, ovvero i dati tratti dal mito, dalla storia, dall’archeologia e dalla numismatica, con attenzione concatenati e valutati per l’interpretazione delle rovine sulla rocca. Al tal fine Auria mira probabilmente al superamento del suo diretto predecessore cinquecentesco, ovvero T. Fazello, autore di un’analisi sui ruderi cefaludesi assai riduttiva e carente di tentativi interpretativi, invece proposti dal ‘‘Signor Dottor’’ palermitano. In ultima istanza non sarebbe per nulla corretto sminuire l’opera di V. Auria, considerando che oggi risultano ovviamente del tutto fantasiose le conclusioni sul costruttore e sulla ` ` ` datazione del tempio di Cefalu. Piu rilevante e il summenzionato metodo di ricerca dell’autore, da considerarsi un innovativo tentativo di impiegare interamente le fonti antichistiche ` esistenti, il che puo certamente avvicinare V. Auria all’insigne studioso settecentesco siciliano G.L. Castelli (8). (6) AURIA 1656, p. 67: ‘‘Hercole vi venne l’anno 1283 avanti di Christo, come si prova per le Medaglie fatte in memoria della sua venuta; e vi fece il Tempio di Giove’’. (7) AURIA 1656, p. 24: ‘‘Dico adunque che nelle Medaglie di Sicilia raccolte dal Paruta ` ` ` in quelle della Citta di Cefalu a fogli 87. se ne veggono due con l’Hercole [...]’’. ` (8) CRISA 2009, pp. 135-136: si rimanda a queste pagine per un giudizio positivo sul` ` l’attivita di ricerca antiquaria e numismatica di G.L. Castelli, principe di Torremuzza; CRISA 2010 c.s. 496 ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE ` Antonino Crisa BMC Sicily = POOLE R.S., A Catalogue of the Greek Coins in the British Museum. Sicily, London 1876 CNS = CALCIATI R., Corpus Nummorum Siculorum: la monetazione di bronzo, Mortara 1983 ` ` MINI = MINI A., Monete di bronzo della Sicilia antica, Palermo 1979 BIBLIOGRAFIA ` ` ` AURIA V. 1656, Dell’origine ed antichita di Cefalu, citta piacentissima di Sicilia. Note Historiche del Signor Dottor Don Vincenzo Auria, palermitano, Palermo ` BERNABO BREA L. 1975, Che cosa conosciamo dei centri indigeni della Sicilia che hanno coniato ` monete prima dell’eta di Timoleonte, in Le emissioni dei centri siculi fino all’epoca di Timoleonte. Atti del IV Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici, Napoli 9-14 aprile 1973, Roma, pp. 3-52, tavv. I-II BOVIO MARCONI J. 1955, Indagine scientifica e tutela monumentale nelle province di Palermo e Trapani nel quinquennio 1950-1954, ‘‘La Giara’’, numero speciale, Palermo, pp. 307-340 CAMPANA A. 1999, Corpus Antiquae Italiae, II. Sicilia: Kephaloidion (ca. 307-27 a.C.), ‘‘Panorama Numismatico’’ 131, 134 (1999), pp. 321-338 COARELLI F., TORELLI M. 2000, Guide Archeologiche: Sicilia, Bari ` CRISA A. 2009, G.L. Castelli, principe di Torremuzza, numismatico ed antichista ad Halaesa Archonidea, ‘‘LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Univer` sita degli Studi di Milano’’ 2, n. 2, pp. 116-149 ` CRISA A. 2010 c.s., Heroic cults in Northern Sicily between numismatics and archaelogy, in Proceedings of the XIV th International Numismatic Congress, Glasgow 31 st August - 4 th September 2009 (c.s.) FAZELLO T. 1558, De rebus Siculis decades duae, nunc primum in lucem editae, Panormi FAZELLO T. 1574, Le due deche dell’Historia di Sicilia, tradotte dal latino in lingua Toscana dal P. Remigio Fiorentino, Venezia GABRICI E. 1927, La monetazione del bronzo nella Sicilia antica, Palermo ` MARCONI P. 1929, Cefalu (Palermo). Il cosiddetto «Tempio di Diana», ‘‘Notizie degli Scavi’’, pp. 273-395 ` NOTT G.F. 1831, Avanzi di Cefalu, ‘‘Annali dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica’’, pp. 270-287, tavv. XXVIII-XXIX ` ` TULLIO A. 1974, Saggio sulla topografia e sulle antichita di Cefalu, ‘‘Kokalos’’ 20, pp. 119-151, tavv. I-XVIII ´ ` ´ ´ VAN ESSEN M.C.C. 1957, La date du sanctuarie megalithique de Cefalu, ‘‘Melanges d’Archeologie et d’Histoire’’ 59, pp. 45-48, tavv. I-II.
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